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Scandalo Pornhub: dopo la terribile inchiesta del NYT, Visa e Mastercard hanno bloccato i pagamenti

Categorie Tecnologia

Brutte notizie per MindGeek la società che controlla Pornhub. Il colosso del porno in streaming è al centro del ciclone dopo l’articolo pubblicato nei giorni scorsi sul New York Times. Ed anche i due più grandi circuiti di carte di credito nel mondo gli hanno voltato le spalle dopo un’indagine approfondita che ha lasciato tutti senza fiato. L’inchiesta ha rilevato delle violazione negli standard di Visa e Mastercard.

Scandalo Pornhub: l’inchiesta sul New York Times

La piattaforma Pornhub attrae circa 3,5 miliardi di visite al mese: supera Netflix, Yahoo e Amazon. Inoltre, guadagna denaro da quasi tre miliardi dagli annunci pubblicitari al giorno. Esso rappresenta il decimo sito web più cliccato al mondo.

Ma non è oro tutto ciò che luccica: la piattaforma streaming è infestata da video di stupri sia su donne maggiorenni che su minorenni, materiale riconducibile al revenge porn, contenuti razzisti e misogini e filmati di donne asfissiate con sacchetti di plastica. Le ricerche che riguardano minori rimandano a centinaia di migliaia di video. Un po’ troppi per essere una piattaforma streaming facilmente accessibile.

A dirigere l’inchiesta è stato il premio Pulitzer Nicholas Kristof, noto giornalista della testata giornalistica USA. “Pornhub è come YouTube, in quanto permette al pubblico di pubblicare i propri video. La grande maggioranza dei 6,8 milioni di nuovi video pubblicati ogni anno sul sito coinvolge probabilmente adulti consenzienti, ma molti mostrano abusi su minori e violenza non consensuale. Poiché è impossibile sapere con certezza se un giovane in un video ha 14 o 18 anni, né Pornhub né nessun altro ha una chiara idea di quanto sia il contenuto illegale — spiega Kristof —. A differenza di YouTube, Pornhub permette di scaricare questi video direttamente dal suo sito web. Quindi, anche se un video di uno stupro viene rimosso su richiesta delle autorità, potrebbe essere già troppo tardi: il video continua a vivere quando viene condiviso con gli altri o caricato altre volte».

Kristof ha dato voce alle vittime

Egli ha intervistato numerosi ragazzi e ragazze vittime di violenza, ripresi e caricati su Pornhub. Nicholas Kristof ne ha incontrato alcuni tra cui una ragazza 23enne adottata a 9 anni da due genitori che l’hanno costretta a prostituirsi. I video delle violenze sono ancora in giro e lei ha definito la piattaforma streaming come il suo sfruttatore.

Anche Serena K. Fleites è stata distrutta dal revenge porn. Quando aveva 14 anni ha mandato un suo video a luci rosse al ragazzo di cui era follemente innamorata. Il ragazzo le ha diffuse prima in giro a scuola, dopodiché sono stati caricati su Pornhub. Questo materiale ha continuato a perseguitarla anche dopo che ha cambiato scuola e nonostante sua madre avesse chiesto al sito di rimuoverle. Serena ha tentato il suicidio più volte, poi è caduta nella tossicodipendenza. Oggi, a 19 anni, è riuscita a smettere con la droga, ma è una senzatetto: vive nella sua macchina e non sa più come ricostruirsi una vita.

La reazione di Pornhub a queste accuse

Ciò che emerge da questa grave inchiesta è che Pornhub sta facendo poco per impedire sia gli abusi e sia evitare che vengano condivise immagini di stupri su minorenni. Da poco ha aumentato i moderatori dei contenuti di cui, comunque, non rende pubblici i numeri. Secondo l’indagine del New York Times si parla di circa un’ottantina di utenti che controllano i contenuti contro i 15 mila di Youtube.  

In più, negli scorsi giorni, Pornhub aveva cercato di mettere in pratica rimedi drastici, probabilmente per evitare ritorsioni economiche. Tra le altre cose, aveva vietato il caricamento di video agli account non verificati – cioè praticamente quelli diversi dalle case di produzione e dagli attori – e rimosso la funzione dei download, che permetteva di scaricare i video.

I gestori della piattaforma si dicono contrari a queste gravissime accuse e rifiutano le interviste. Ma godono comunque dell’immunità quasi totale che proviene dalla legge a chi pubblica contenuti altrui.

Il Centro Nazionale per i bambini scomparsi e sfruttati degli Stati Uniti ha ricevuto nel 2015 segnalazioni di 6,5 milioni di video e altri contenuti che mostravano lo sfruttamento sessuale dei bambini. Nel 2017 sono stati indicati 20,6 milioni e nel 2019 69,2 milioni.

In tre mesi quest’anno Facebook ha rimosso 12,4 milioni di immagini di questo genere e Twitter ha chiuso 264.000 account che pubblicizzava lo sfruttamento sessuale di bambini. Pornhub ha molte meno segnalazioni poiché molti utenti non denunciano e che anzi vanno a ricercarli. “Con Pornhub — dice Kristof — abbiamo Jeffrey Epstein alla 1000esima potenza”.

La decisione di Mastercard e Visa

“Oggi, mettiamo fine all’uso delle nostre carte su Pornhub”, si legge nel comunicato ufficiale di Mastercard, la cui indagine ha confermato violazioni dei suoi “standard che proibiscono contenuti illegali”.

Anche Visa sembra aver seguito la strada dell’altro circuito di carte di credito in attesa del completamento delle sue indagini. Ma la piattaforma di porno in streaming sembra non essere d’accordo con questo procedimento definendo “deludente” la scelta dei due colossi. Pornhub ha affermato “Questa notizia è devastante per le centinaia di migliaia di persone che contano sulla nostra piattaforma per il proprio sostentamento” viste le modifiche apportate alla sua policy.

Concludiamo affermando che anche la stessa Paypal aveva interrotto il rapporto con la piattaforma da circa un anno.  Pornhub si è sempre presentata come la faccia giovane ed etica del porno, rivendicando il diritto ad una sessualità libera. A marzo, aveva addirittura reso accessibili gratuitamente i suoi contenuti premium per gli italiani in lockdown.

Ma dopo questo scandalo, non resta che nasconderla questa faccia finché i colpevoli non pagheranno e Pornhub possa fare più attenzione al caricamento dei contenuti.

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