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Imprese italiane: effetti del lockdown e problemi della riapertura

Il disastro nel disastro, già preannunciato, si fa sempre più concreto. Le misure di lockdown, adottate in Italia dal governo centrale e dalle amministrazioni locali per fronteggiare la pandemia di coronavirus in atto ormai da settimane, stanno avendo un forte impatto sulle imprese italiane, sull’economia nazionale, sui mercati e, quindi, sui cittadini.

Le imprese

ANSA riporta che secondo il sondaggio avviato da Confindustria il 4 aprile su un campione di 4.420 imprese italiane “si è assistito a un netto peggioramento rispetto alla percezione della prima indagine per il numero di aziende che hanno subito l’impatto negativo del coronavirus (97,2% contro il 67,2% della precedente)”. I numeri dell’ISTAT spiegano bene l’entità del fenomeno: le attività di poco meno del 48% delle imprese italiane sono formalmente sospese. “Tali imprese generano, sulla base dei dati riferiti al 2017, 1334 miliardi di euro di fatturato (il 41,4% del livello complessivo) e 309 miliardi di valore aggiunto (il 39,5% del totale)“. I provvedimenti di chiusura del lockdown hanno riguardato in modo consistente il settore industriale in cui quasi due terzi delle imprese hanno dovuto sospendere le proprie attività (46,8% del fatturato del macro-settore). Nel settore terziario, invece, risultano interrotte le attività del 43,8% delle imprese (che costituiscono il 37,2% del fatturato del macro-settore). Secondo l’ISTAT i settori ad oggi sospesi rappresentano il 63,9% delle esportazioni di beni.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, sempre secondo il report dell’ISTAT, “la sospensione delle attività ha inciso in particolare modo nel Nord-est (dove il 50,1 per cento dell’occupazione afferisce ad attività sospese) e del Nord-ovest (43,3 per cento), mentre la quota è via via inferiore nel centro (41,3 per cento), nel Sud (41,1 per cento) e nelle Isole (33,6 per cento)”.

La riapertura

Quando inizierà la “Fase 2” – probabilmente il 4 maggio – le misure di lockdown inizieranno ad essere gradualmente allentate. Alcune delle imprese attualmente bloccate potranno avviare nuovamente le proprie attività e si troveranno a fronteggiare il problema della mancanza di liquidità. La risposta del governo si è concretizzare tramite il “Decreto Liquidità” che prevede la garanzia per il credito alle imprese – garanzia che va da un minimo del 70% (per le grandi imprese) fino al 100% (per piccoli prestiti a PMI). Tuttavia, il Decreto Liquidità, con i suoi molti limiti, potrebbe non risolvere del tutto la questione. Come sottolineato in un articolo di financecue.it, si tratterebbe di una “sostituzione di passività: vi sarà un maggiore indebitamento nel lungo periodo a fronte di una liquidità corrisposta nell’immediato.” Inoltre, per i prestiti compresi tra i € 25.000 e i € 800.000 i tassi di interesse non saranno predeterminati per legge ma lasciati alla determinazione delle banche. Infine, si rischia molta incertezza sui tempi di erogazione.

Un ulteriore problema nella fase di riapertura potrebbe sorgere dalla presenza all’interno delle varie filiere di imprese le cui attività richiedono tempo prima di poter tornare a regime, determinando rallentamenti e conseguenti costi per altre imprese della filiera – si pensi banalmente ai fornitori che a loro volta devono importare dall’estero.

Nonostante molte imprese stiano continuando la loro attività e non manchino esempi virtuosi di imprese che sono riuscite a riconvertirsi in un’ottica di risposta all’emergenza sanitaria, se le istituzioni non adotteranno politiche adeguate e le imprese non riusciranno a mettere in atto strategie che consentiranno di superare la crisi, gli effetti del lockdown potrebbero avere un impatto disastroso su un enorme numero di imprese e, quindi, su tutto il Paese.

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2020/04/18/confindustria-in-crisi-437-imprese_6d7ff2d5-aa27-4b14-a8e2-64a36cf3d20f.html
https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2020/04/16/istat-con-il-lockdown-stop-allattivita-per-21-milioni-di-imprese_4160ba1a-c65c-473e-82a7-194f86b2c410.html

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Antonio Donadiohttps://managementcue.it
Studente magistrale di ingegneria gestionale con laurea triennale in ingegneria meccanica. Appassionato di project management, con forte interesse verso i temi legati alla sostenibilità - sociale, ambientale ed economica- e verso le nuove tecnologie. Amante di musica ed enogastronomia, vorace lettore (e adesso anche autore).