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Impresa ai tempi del coronavirus: l’esempio di Lamborghini e Ferrero

L’emergenza Coronavirus ha avuto il suo impatto su tutti i settori, provocando notevole disagio sia a livello economico che sociale. Le restrizioni attuate dal governo, anche se portatrici di questi disagi, cercano in tutti i modi di contrastare il pericolo e salvaguardare la salute dei cittadini. C’è da dire però, che se da un lato stare fermi può aiutarci a limitare i contagi, dall’altro blocca le imprese e l’economia stessa del Paese e se le quattro principali regioni del Nord che rappresentano il 45% del PIL italiano non riusciranno a ripartire nel breve periodo il Paese rischia di spegnere definitivamente il proprio motore.

Proprio per questo, si è cercata una strada diversa da quella a cui siamo abituati, c’è chi ha dovuto riorganizzare la propria produzione, come Amazon ad esempio, che per il momento spedisce solo beni di prima necessità e ha visto: una riduzione del lavoro interno, una modifica degli orari e gestione di un personale ridotto che deve mantenere le giuste distanze e precauzioni. Non sono mancate però le opere di solidarietà da parte degli imprenditori, grossi o piccoli che siano.

Coronavirus – Il caso Lamborghini

Prendiamo in esame la famiglia Lamborghini, il team guidato da Domenicali esorta al grido:

[bquote by=”Stefano Domenicali” other=”CEO Lamborghini”]Un aiuto concreto in un momento di emergenza[/bquote]

questo fa capire che, anche se le produzioni del prodotto destinato al pubblico sono ferme, l’azienda continua a produrre per il proprio Paese: infatti si è passati dal vedere scocche di automobili sugli impianti, a mettere mano su mascherine chirurgiche e visiere protettive (totalmente pagate dall’azienda).

Ciò è stato possibile grazie alla riconversione di alcuni reparti dell’azienda. A livello di numeri, si parla di circa 1000 mascherine al giorno e 200 visiere destinate all’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Un’opera di solidarietà che di certo non può che giovare al Paese.

Coronavirus – Il caso Ferrero

Parlando della multinazionale Ferrero, numerose sono le azioni che ha eseguito per fronteggiare l’emergenza. La prima azione è stata una grossa donazione di 10 milioni di euro destinata alla struttura guidata da Domenico Arcuri, altri 5 sono stati destinati all’ospedale di Verduno, poi un contributo di 750 euro lordi per ogni dipendente che sta lavorando nonostante questo periodo di crisi. Per ultima ma non meno importante, 180kg di uova di Pasqua sono stati donati ai volontari della Protezione Civile del Piemonte.

Ma gli aiuti non sono arrivati soltanto da Ferrero e Lamborghini, infatti, tra i tanti fautori di questi contributi possiamo citare: Eni, Moncler, Agnelli, Berlusconi, Barilla e altri ancora che nonostante le difficoltà, il taglio del personale, le condizioni di lavoro, si sono precipitati per dare una mano in un momento di così profonda crisi con donazioni di varie entità.

Per finire…

Bisogna pensare però, che il reale problema di un’azienda di questo calibro è la mancanza di liquidità. Per esempio, le super car di casa Lamborghini vengono realizzare su commessa e quindi destinate ad una persona specifica, che richiede particolari modifiche, colori, assetti e via dicendo. Pertanto, avere in magazzino giacenza di semilavorato così importante è portatore di grosso capitale immobilizzato e ciò crea un grosso problema per l’azienda, che deve cercare di riorganizzarsi in modo ancora migliore.

Come finirà l’emergenza coronavirus? Per quanto tempo possono ancora persistere in queste condizioni le aziende? Quali saranno le conseguenze per il nostro Paese? Questi sono solo alcuni dei dubbi che ci siamo posti, e la risposta non può che essere data dai due protagonisti dell’articolo: il Governo e gli imprenditori.

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Carmelo Giofrèhttps://managementcue.it/
Sono uno studente di ingegneria gestionale presso l’Università della Calabria, appassionato di tutto ciò che riguarda l’innovazione, il management e il mondo dei motori.