Il fatto

Nuovo triste record per la città di Venezia. La notte tra il 12 e il 13 Novembre 2019 si è raggiunto un livello di Acqua alta di 187 cm, il secondo più alto dal 1923 ad oggi dopo l’alta marea del 1966 che aveva fatto registrare 194 cm d’acqua oltre lo zero di riferimento.

Tra danni ad attività e a edifici – il più clamoroso è stato il metro di altezza raggiunto dall’acqua all’interno della Basilica di San Marco – e vittime (attualmente 2 accertate), arriva l’annuncio del sindaco Brugnaro della richiesta alla regione dello stato di crisi da parte del comune.

Tra i molti problemi della città lagunare patrimonio UNESCO emergono l’eccessivo numero di visitatori – esiste un concetto di “capacità di carico” riferito al turismo: superata tale soglia si possono avere impatti negativi dal punto di vista ecologico, impatti sulle attività sociali e sulla vivibilità del sito ed un impatto economico negativo per cui il beneficio legato al turismo viene eroso dall’aumento del costo dei servizi, dalle congestioni infrastrutturali e dall’ostacolo alla competitività degli altri settori- e il problema delle grandi navi (https://marinecue.it/le-grandi-navi-a-venezia/8155/).

Tuttavia, il problema più grave della città è quello dell’innalzamento del livello dell’acqua oltre una certa soglia, che finisce per inondare aree della città.

Le maree

Ma da cosa dipendono gli allagamenti? Essi sono l’effetto della combinazione di due fenomeni: da un lato le maree astronomiche, fenomeno deterministico che dipende da vari fattori tra cui l’influenza della luna e l’alternarsi delle stagioni, dall’altro vi è lo “storm surge”, la somma di effetti di una serie di fenomeni che comprendono la bassa pressione atmosferica, il vento (nel caso specifico Scirocco) e i fenomeni di “sessa” (oscillazioni all’interno di un bacino chiuso). La seconda componente non può essere prevista in modo deterministico.
Secondo alcuni studi sui dati storici, negli anni cresce sia la frequenza di questi fenomeni che il livello raggiunto dall’acqua. Le spiegazioni di questo trend possono essere ritrovate in fenomeni quali l’eustatismo (variazione relativa di livello tra le masse d’acqua e le coste continentali; in questa fase storica dovuto probabilmente allo scioglimento dei ghiacciai) e alla subsidenza (uno “sprofondamento” dell’area continentale).

I costi

Come quantificare i costi degli allagamenti?  Sebbene ad un non veneziano possa sembrare strano, entro un certo livello dell’acqua questo fenomeno è considerato normale dalla città e le attività proseguono senza particolari problemi. Sopra una certa soglia, tuttavia, i danni diventano enormi e una stima risulta estremamente difficile. È bene sottolineare che i danni non dipendono nemmeno dalla durata del fenomeno (che va da 1 a 6 ore) ma esclusivamente dal suo verificarsi.

I disagi e i costi (di natura sociale, economica, ecologica) sono enormi: rischi per l’incolumità delle persone, costi di ristrutturazione/restauro degli edifici, possibile danneggiamento di edifici o opere con valore artistico/architettonico, disagi causati al traffico pedonale, disagi per circolazione di imbarcazioni o arresto della stessa con conseguente isolamento per le fasce più deboli della popolazione, chiusura di negozi e interruzione di attività economiche, rischio di danneggiamento/perdita delle merci nei magazzini e costi connessi alla loro salvaguardia. Non ultimo vi è il problema del riversamento in laguna dei rifiuti presenti sulle superfici dell’area urbana.

Il MOSE: (non) funzionamento, costi e scandali

Fin’ora i rimedi sono stati passerelle per garantire il traffico pedonale, sirene di allarme alcune ore prima dell’evento e barriere mobili davanti all’ingresso di case e negozi.

Eppure è dal lontano 2003 che sono cominciati i lavori del MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico): un sistema di 78 paratoie mobili installate alle bocche di porto lagunari ideato nei lontani anni ’80 che dovrebbero impedire che gli allagamenti della città superino un certo livello.

I lavori sarebbero dovuti terminare nel 2016, tuttavia, allo stato attuale, nonostante un importante aumento dei costi (superati i 6 miliardi di euro), il sistema non risulta ancora funzionante.

La società concessionaria del MIT, Consorzio Venezia Nuova, è stata commissariata nel 2014, dopo che alcuni dei vertici sono stati travolti da uno scandalo giudiziario in merito a un giro di tangenti che avrebbe coinvolto anche politici di alto profilo. Lo stesso sindaco di Venezia dell’epoca, Orsoni, era finito sotto inchiesta (poi assolto) e sono stati condannati, tra gli altri, l’ex ministro Matteoli e l’ex presidente della regione Veneto, Galan (che ha patteggiato).

Altri problemi continuano ad emergere: alcuni componenti installati starebbero già riportando danni da corrosione (in particolare le cerniere) che potrebbero compromettere la funzionalità del sistema.

I costi continueranno dunque a lievitare se si considerano i costi di esercizio e manutenzione ordinaria che dovranno essere affrontati nei prossimi anni.

Un ultimo importante aspetto aspetto economico emerge nel constatare che il sistema MOSE, quando attivo, rallenterà enormemente il traffico portuale in ingresso e bloccherà quello in uscita fino al ripristino delle condizioni normali.

Fonti

https://www.ilsole24ore.com/art/venezia-acqua-alta-187-cm-sindaco-chiedera-stato-calamita-ACVJTZy

Gasparoli P., Trovò F. , Venezia Fragile – processi di usura del sistema urbano e possibili mitigazioni, 2014 Altralinea Edizioni.

Caporin M., Fontini F., Il valore della protezione di Venezia dal fenomeno dell’acqua alta in diverse condizioni di innalzamento locale del livello del mare, 2014

https://www.ilpost.it/2017/09/15/lex-ministro-altero-matteoli-e-stato-condannato-a-4-anni-per-corruzione-nel-processo-sul-mose-mentre-e-stato-assolto-lex-sindaco-di-venezia-giorgio-orsoni/

https://www.businessinsider.com/venice-mose-flood-gates-storms-2018-11?IR=T

https://www.agi.it/cronaca/mose_come_funziona_a_che_punto_e-6537799/news/2019-11-13/

Articolo a cura di Antonio Donadio