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Unilever, secondo trimestre 2020: vendite in calo ma sopra le aspettative

Unilever chiude il secondo trimestre 2020 con vendite in calo dello 0,1%: calo dei volumi compensato da un lieve aumento dei prezzi. Risultato complessivamente sopra le aspettative per la prima metà del 2020, nonostante il cambio di rotta imposto dall'emergenza covid.

Unilever chiude il secondo trimestre 2020 con vendite in calo dello 0,1%. Il colosso britannico-olandese ha pubblicato i risultati di metà anno del 2020. Le sorprese, più che nei dati aggregati, si trovano nei risultati per settori, per prodotti e per aree geografiche contenuti nel report. Da questi si può desumere la strategia adottata dalla compagnia in un periodo di grande incertezza e di profondi cambiamenti nei consumi, quale il semestre appena trascorso.

Unilever

Unilever è una multinazionale che non ha bisogno di presentazioni: nonostante il brand Unilever non sia associato ad alcun prodotto, la compagnia è proprietaria di circa 400 marchi nel settore alimentare, del beverage, dei prodotti per l’igiene e dei prodotti per la casa. Solo per citare i marchi più famosi in Italia: Algida, Calvé, Knorr, Findus (ceduta nel 2010), Lipton, Coccolino, Svelto, Badedas, Dove, Mentadent, Sunsilk, Fissan… Il report appena uscito sui risultati dell’ultimo trimestre e del primo semestre di quest’anno, oltre alle informazioni sulla compagnia, danno un quadro di come sono variati i consumi nel periodo covid e di quali sono le strategie di cui possono avvalersi multinazionali che operano su più settori.

Risultati

Come anticipato, la variazione di vendite di Unilever è stata pari a –0,1% rispetto al primo semestre dello scorso anno. Tuttavia, i profitti hanno registrato un +3,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Con i dividendi rimasti stabili, l’EPS del trimestre ha subito una variazione positiva del 6,4%. Vediamo, dunque, le variazioni di vendite del secondo trimestre rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno per tipologie di prodotti:

Igiene personale e cosmesi

I dati sulla variazione di vendite di prodotti per l’igiene personale lasciano emergere indizi su come sono cambiate le abitudini di consumo durante la pandemia: se da un lato calano le vendite di prodotti cosmetici (-10%), i prodotti per la pulizia della pelle fanno registrare un +27%. In particolare: bagnoschiuma e docciaschiuma +12%, sapone liquido per le mani +155% e igienizzanti > + 20.000%. Per contestualizzare l’ultimo dato è necessario precisare che tra i marchi del gruppo Unilever le linee di prodotti di gel igienizzanti erano in numero estremamente esiguo. In vista dell’esplosione delle vendite in seguito alle misure igieniche di contrasto alla pandemia, vari marchi del gruppo hanno riconvertito degli stabilimenti. Ciò ha fatto sì che il numero di stabilimenti del gruppo in cui si producono gel igienizzanti passasse da 2 a oltre 60. Altri prodotti per l’igiene personale, quali deodoranti e prodotti per capelli, hanno subito una riduzione di vendite (-10% in totale), probabilmente dovuto alle minori interazioni sociali dei consumatori durante il periodo e, dunque, ad un minore bisogno percepito di cura della persona.

Alimentare

Per quanto riguarda il settore alimentare il calo di vendite ha riguardato per le più prodotti destinati alla ristorazione e prodotti destinati al consumo “Out-of-Home” (in totale -42%). Nel secondo caso, in particolare, gelati (-35%). Anche in questo caso il calo è stato compensato dall’incremento di vendite di prodotti destinati al consumo “In-Home”, quali gelati in vaschetta (+26%), tè e salse (+14%).

Igiene e cura della casa

Il calo di vendite per questo settore, comunque lieve, ha riguardato prodotti per lavaggio di capi d’abbigliamento (-1%). Il saldo netto positivo, invece, è dovuto alle vendite di prodotti per la pulizia della casa, per un +24% totale, con picchi di +87% su alcuni marchi (Lysoform, in particolare).

Distinzioni per aree geografiche ed e-commerce

I livelli di diffusione dell’epidemia nei vari paesi e la severità delle misure adottate ha avuto un forte impatto sulla fornitura e l’accessibilità dei beni. Come conseguenza i cali e le crescite delle vendite sono stati fortemente influenzati dall’area geografica e dai canali di distribuzione. Da evidenziare, innanzitutto, la forte crescita dell’e-commerce, in particolare in USA(+177%), Cina (+59%) e Brasile (+48%). Per quanto riguarda le aree geografiche, dai dati sulle vendite pubblicati da Unilever emerge che:

  • in Asia, Africa e Medioriente si è registrato un calo (-2,7%), caso particolare è la Cina, in cui ad un calo iniziale è seguito un incremento di vendite quando le misure di lockdown sono state allentate;
  • calo di vendite anche in Europa (-1,8%), soprattutto dovuto al calo di vendite di prodotti alimentari destinati al consumo “out-of-home” nel mercato italiano e in quello spagnolo, paesi maggiormente colpiti dal covid e con le misure anti-contagio più severe; vendite in crescita in UK e Germania;
  • incremento di vendite in Sud America (+1,9%), soprattutto grazie ai prodotti alimentari destinati al consumo “in-home”; eccezione il Brasile che ha visto vendite in crescita nel primo trimestre ma con un drastico calo nel trimestre appena trascorso;
  • vendite in forte crescita in Nord America (+7,3%), trainate da “in-home” food e prodotti per l’igiene.

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Antonio Donadiohttps://managementcue.it
Studente magistrale di ingegneria gestionale con laurea triennale in ingegneria meccanica. Appassionato di project management, con forte interesse verso i temi legati alla sostenibilità - sociale, ambientale ed economica- e verso le nuove tecnologie. Amante di musica ed enogastronomia, vorace lettore (e adesso anche autore).