Introduzione

Le indagini, un nuovo filone di “Mensa dei Poveri” che portò a 43 misure cautelari (tra gli altri nei confronti dell’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello -ritenuto il burattinaio del sistema-, del consigliere lombardo Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota FI Pietro Tatarella), hanno scoperto illeciti di corruzione, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e illecito finanziamento a partiti e politici, realizzato da amministratori locali, imprese e professionisti coinvolti nell’indebito drenaggio di risorse pubbliche di società e enti a partecipazione pubblica. Arrestati anche il consigliere comunale di Varese e imprenditore Paolo Orrigoni, proprietario dei supermercati Tigros, e Giuseppe Zingale, ex direttore dell’Agenzia per il lavoro Afol. Lara Comi e Orrigoni si trovano ai domiciliari.

Le accuse

Secondo la procura milanese, gli arrestati utilizzavano farlocche fatturazioni tra imprese oppure attribuivano – da parte di società pubbliche – incarichi di consulenza fittizi o inutili o solo formali, per occultare il pagamento di tangenti per ottenere vantaggi nelle procedure amministrative.

Lara Comi risponde di tre fatti:

Due contratti di consulenza ricevuti dalla sua società da parte di Afol dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale, come riportato negli atti depositati nella tranche principale.

-Aver ricevuto un finanziamento illecito da 31 mila euro da un noto industriale bresciano. Il versamento sarebbe stato effettuato in vista delle ultime elezioni europee e per una consulenza basata su una tesi di laurea.

Truffa aggravata al Parlamento europeo in cui sarebbe coinvolto anche un giornalista, che collaborava con Comi come addetto stampa, con compenso di mille euro al mese, rimborsati dall’Europarlamento. Questi ha dichiarato di avere ricevuto un aumento a tremila euro con l’obbligo di restituirne duemila a FI per pagare le spese che Comi non pagava.

Le dichiarazioni

Lara Comi è accusata di corruzione per consulenze e nomine e per truffa ai danni del Parlamento europeo. Nell’ordinanza di arresto del gip di Milano, Raffaella Mascarino, emerge quanto l’esponente di Forza Italia fosse riuscita a sfruttare

 “Al meglio la sua rete di conoscenze e il suo ruolo di eletta per ottenere il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della propria sfera di visibilità. Nonostante la giovane età, ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all’incameramento di finanziamento illeciti”.

La Comi, intercettata in una conversazione intercettata mentre parla con l’avvocato Bergamaschi mentre fa riferimento al denaro ricevuto da Afol, parla così:

“Oggi io dirò che non ho mai preso 17mila euro e non ho mai avuto consulenze con Afol né a società a me collegate che non esistono… Se mi chiedono perché dicono questo posso dire che eri tu che facevi loro consulenza”.

Le consiglia inoltre di utilizzare Telegram (per poter distruggere i messaggi) e di non rispondere a chiamate o sms. Sapeva di poter essere intercettata.