Punto di rottura importante con il passato: a ciò, secondo indiscrezioni provenienti da più quotidiani (in particolare il Corriere della Sera nell’articolo di Tommaso Labbate), starebbe pensando il Presidente Mattarella. Di cosa si tratta?

Il punto di svolta? Un premier donna

Il punto di svolta per la storia italiana a cui starebbe pensando il Presidente Mattarella sarebbe la nomina del primo premier donna.
Secondo le indiscrezioni il nome sarebbe quello di Marta Cartabia.

Forse il nome non è tra i più noti, quantomeno nel Belpaese, sebbene abbia ampio credito in territorio Europeo e USA. Docente, costituzionalista, vicepresidente della Corte Costituzionale dal 2014, giudice della Consulta dal 2011 – è la terza donna a diventarlo: questo il suo background. Secondo indiscrezioni, la giudice sarebbe stata avvisata già da giorni, precisamente a Genova, quando ha partecipato agli appuntamenti istituzionali per l’anniversario della strage del crollo del Morandi. Inoltre, il suo nome compare, accanto a quello di Mario Draghi – che avrebbe tuttavia già gentilmente declinato eventuali offerte – come ipotesi in campo già in alcuni articoli sulla crisi di governo.

Biografia di Marta Cartabia

Classe 1963, Marta Cartabia è nata a San Giorgio su Legnano, una cittadina milanese. Laureata con lode in giurisprudenza nel 1987 presso l’Università degli Studi di Milano. La sua tesi, dal titolo «Esiste un diritto costituzionale europeo?», vede come relatore Valerio Onida, futuro presidente della Corte costituzionale. Nel 1993 ha conseguito il PhD nell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole, con menzione della Commissione.

Si è poi specializzata all’Università di Aix-Marseille sui temi riguardanti la giustizia costituzionale comparata, per poi svolgere, da allora, attività di ricerca all’estero, in particolar modo negli Stati Uniti d’America e in Francia.

Professoressa ordinaria di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano-Bicocca (titolare del modulo Jean Monnet) è esperta di diritto internazionale e dei temi dell’integrazione dei sistemi costituzionali europei e nazionali. Ha incarichi di direzione in numerose riviste di settore nazionali e internazionali ed è tra i fondatori di Italian Journal of Public Law la prima rivista giuridica italiana interamente in inglese. Inoltre, è membro dell’Associazione italiana dei costituzionalisti ed è tra i fondatori dell’Italian Chapter di ICON·S.  È anche dama di Gran Croce ordine al merito della Repubblica italiana.

Il 2 settembre 2011 è stata nominata da Giorgio Napolitano giudice della Corte costituzionale della Repubblica italiana, divenendo, la terza donna dopo Fernanda Contri e Maria Rita Saulle a ricevere tale incarico, nonché una delle giudici più giovani mai nominate.

Il 12 novembre 2014 viene nominata vicepresidente della Corte costituzionale.
Ruolo che sarà riconfermato il 24 febbraio 2016 e l’8 marzo 2018.

Dal 2017 fa parte della cosiddetta Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa: a comporre la «Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto» sono soggetti indipendenti di diversa provenienza nazionale ed esperti in diritto costituzionale.

Negli ultimi tempi sarebbe stata, tra i giudici della Corte Costituzionale, la più apertamente contraria alla ipotesi di introdurre i cosiddetti superprefetti all’interno del decreto sicurezza bis tanto caro a Matteo Salvini.

Rapporto con la costituzione: l’incontro a San Vittore

Racconta il Corriere che in un incontro nel carcere di San Vittore a Milano nel 2018, Cartabia ha spiegato ai detenuti l’inesauribilità dei valori della Carta Fondamentale:

Il fatto che voi percepiate una distanza tra le parole della Costituzione e la realtà non significa che quelle parole non siano vere, sono gli ideali a cui continuamente aspiriamo anche se la realtà li contraddice, a volte duramente. Come tutte le cose della vita, hanno un’attuazione inesauribile (…) Nelle questioni legate agli alti valori morali non è come nella scienza, nulla può mai essere dato per scontato, si fa un passo avanti e uno indietro.

Fonti: Open, Next; Tpi, Corriere