Nella prima pagina del primo capitolo di molti manuali – dal libro di educazione tecnica delle scuole medie ai manuali dei corsi base di metallurgia o tecnologia meccanica – si troverà scritto che il ferro è un metallo duttile, malleabile, ferromagnetico. Poi, probabilmente, si dirà che si trova sempre legato ad altri elementi quali carbonio, manganese, cromo, nichel… e infine che gli acciai sono leghe di ferro, carbonio (al di sotto di una certa percentuale che si aggira attorno al 2%) e altri metalli in quantità variabili.

Ma in che modo l’acciaio ha influito sulla società e sull’economia nel corso della storia? E quali sono i macro-trend attuali?

Brevissima storia dell’evoluzione tecnologica

Reperti archeologici testimoniano l’uso di leghe metalliche da parte di popoli vissuti molto prima dell’anno 1000 a.C., tuttavia, grazie ai progressi tecnologici di Greci, Etruschi, Cartaginesi e Romani, l’uso del ferro diventò estremamente comune fin dalla Roma imperiale. Pian piano tutti i popoli dell’Europa iniziarono ad usare strumenti in ferro e, ovviamente, a produrli!

Inizialmente la produzione di acciaio avveniva tramite dei focolai scavati nel terreno e in cui venivano posizionati minerali alternati a strati di legna o di carbone di legna (“bassifuochi“). Solo nel Medioevo iniziarono ad essere realizzati alti forni in pietra per la produzione di acciai o ghise.

Convenzionalmente la nascita del primo vero altoforno si colloca in Inghilterra agli inizi del 1700. Dello stesso secolo sono le prime osservazioni su come cambiavano le proprietà meccaniche dell’acciaio in seguito a lavorazioni e in base al carbonio e agli altri composti presenti nella lega. Fino alla metà del secolo successivo si cercò di risolvere il problema di come ridurre la quantità di carbonio e altri elementi dalla fase liquida.

Negli ultimi due secoli i progressi sono stati enormi sotto tutti gli aspetti: la tecnologia costruttiva dei forni, le lavorazioni meccaniche degli acciai, i trattamenti termici, la produzione di vari tipi di acciaio con diversa composizione e diverse proprietà (la scoperta degli inox si colloca a inizio ‘900)…

Brevissima storia degli impieghi

Per capire l’impatto dell’acciaio sulla società nel corso della storia, è sufficiente constatare che durante l’Età Antica ed il Medioevo gli attrezzi agricoli e le armi da guerra erano in acciaio.

Durante il XIX secolo, invece, l’acciaio venne impiegato nella costruzione di ferrovie, treni e navi. È iconica in questo senso la storia di uno dei più grandi industriali statunitensi di quel secolo: Andrew Carnegie. Carnegie acquistò il brevetto del convertitore Bessemer (l’altoforno che per primo ha permesso di ridurre la quantità di carbonio nella lega) e diede vita alla Carnegie Steel Corporation. La Carnegie Steel Corporation dopo aver prodotto in poco meno di un decennio km e km di ferrovie americane, venne venduta nel 1901 in una delle più grandi transazioni dell’epoca. Dopo la vendita Carnegie si ritirò dall’attività e tornò in Scozia, terra d’origine della sua famiglia. A testimonianza di questo successo imprenditoriale alla città di New York rimane ancora oggi la Carnegie Hall, lo storico teatro fatto costruire dall’omonimo industriale filantropo.

Sempre nello stesso secolo, con la produzione di massa di acciaio e la contemporanea nascita della scienza delle costruzioni – è nel 1850 che il matematico e ingegnere francese De Saint-Venant sviluppa le sue tesi sulla flessione di travi soggette a carichi trasversali – l’acciaio trova impiego anche nella costruzione di grandi opere come stazioni ferroviarie e ponti, divenendo addirittura l’emblema di un’epoca grazie alle grandi esposizioni universali (la Tour Eiffel è del 1889!).
Per buona parte del ‘900 la quantità di acciaio prodotta da uno Stato è stato un buon indicatore della sua potenza economica.

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La situazione odierna: i macro-trend

La situazione della siderurgia mondiale è cambiata negli ultimi decenni dello scorso secolo: se infatti fino agli anni ’70 vi è stata una crescente domanda di acciaio (sicuramente correlata alla forte crescita economica) con conseguenti investimenti in tal senso, dagli anni ’70 in poi si è registrato un calo della domanda interna nei Paesi sviluppati – anche a causa della recessione economica derivante dalla crisi petrolifera – con un preoccupante eccesso di capacità degli impianti. Tuttavia, la richiesta sempre crescente da parte di Paesi in via di sviluppo (soprattutto la Cina) ha contribuito a stabilizzare il mercato fino al nuovo secolo. Negli ultimi anni, però, la Cina da importatore di acciaio è diventata esportatore. In Italia intanto alcune grandi imprese siderurgiche (che prima erano a partecipazione statale) hanno risentito della contrazione, le piccole e medie imprese private, invece, grazie ad importanti ristrutturazioni hanno raggiunto risultati molto soddisfacenti.

La sorprendente evoluzione dell’acciaio italiano

Le risposte delle imprese italiane sono state l’incremento della qualità e l’efficientamento dei processi. L’industria italiana si è specializzata sulla qualità delle lavorazioni come dimostra la crescente importanza degli acciai inossidabili e il know-how delle aziende italiane sulle lavorazioni di tali tipi di acciai, come la piegatura dei tubi in acciaio inox.

Tra i settori in cui i tubi piegati in acciaio inox di produzione italiana possono trovare applicazione si possono citare il settore energetico e il riscaldamento, l’industria navale o l’industria sportiva.

Se l’acciaio inox negli ultimi anni è diventato un materiale molto usato per arredamento ed oggetti di design, per l’industria alimentare e la ristorazione esso diventa indispensabile per garantire livelli di igiene elevati. In questo tipo di applicazioni le caratteristiche fondamentali dell’acciaio inossidabile sono la resistenza alla corrosione, il non alterare sapore e colore di cibi e bevande, la possibilità di essere pulito facilmente e, con il giusto know-how, la possibilità di assumere le forme più idonee alle funzioni per cui sarà impiegato.