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La sharing economy: il vantaggio della condivisione

Un modello di business che ha dato nel tempo nuova linfa all’idea di condivisione è certamente la sharing economy. Da abbracciare, soprattutto, in un contesto di crisi economica e sociale come quello attuale.

Categorie Business · sharing economy
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L’attuale crisi economica, i nuovi spazi sociali creati dalla diffusione capillare di Internet, hanno favorito lo sviluppo di nuovi business sostenibili. Tra questi, rientra a pieno titolo la Sharing economy.

“Le vostre università, le vostre imprese, le vostre organizzazioni sono cantieri di speranza per costruire altri modi di intendere l’economia e il progresso, per combattere la cultura dello scarto, per dare voce a chi non ne ha, per proporre nuovi stili di vita.” 

Lettera del Santo Padre, 1 Maggio 2019 – “Ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo”)

La Sharing economy: cos’è?

“To share” significa “Condividere”. La prima volta che si è parlato di sharing economy è stato nel 1978. Il riferimento è l’articolo “Community Structure and Collaborative Consumption: A routine activity approach” di Marcus Felson e Joe. L. Spaeth pubblicato nel American Behavioral Scientist.

La sharing economy è, quindi, traducibile come economia della condivisione, o economia collaborativa.

I pilastri della sharing economy sono:

  1. La razionalizzazione dei beni (in contrasto con la spinta capitalista). Ossia condividere beni e servizi inutilizzati o sotto-utilizzati.
  2. L’idea che lo scambio sia più sostenibile rispetto l’acquisto. Preferendo l’idea di accesso rispetto al possesso. È un modello economico, quindi, basato su pratiche di scambio e condivisione di beni e/o servizi.

Sono sempre esistite le forme di condivisione economica. Dalla più antica formula di scambio, il baratto, siamo giunti alle piattaforme tecnologiche. Quest’ultime, in particolare, hanno reso possibile la condivisione di beni e servizi tra le persone a livelli prima impensabili.

Si sono così imposti nuovi modelli di consumo che hanno affiancato e spesso messo in crisi modelli economici tradizionali.

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Credit: Pixabay

La sharing economy: obiettivi?

Fondamentalmente, l’economia collaborativa è una struttura economica di tipo circolare.

Gli obiettivi di base, e concomitanti, sono vari: restituire valore a prodotti e servizi altrimenti “sprecati” (il risparmio); promuovere la condivisione sociale (con-dividere con la comunità le proprie conoscenze, i propri beni o il proprio tempo sfruttando i canali offerti dalle nuove tecnologie digitali); sostenere la sostenibilità ambientale e l’ efficienza.

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Condividere le spese di un viaggio permette di risparmiare e mettere in circolazione meno veicoli (con evidenti benefici ambientali e sociali). E’ sostenibile avere quattro automobili, con a bordo una persona a testa? Oppure una sola automobile con a bordo quattro persone?

O ancora, pensate all’impiego di appartamenti vuoti. Gli affitti brevi consentono di promuovere ospitalità diffusa e rigenerazione urbana.

In ogni caso, un ruolo fondamentale è attribuito alla piattaforma che mette in contatto i membri della comunità e, in qualche modo, la “fonda”.

La sharing economy: alcuni esempi concreti

Nella mobilità

  • L’esempio più diffuso è quello della “sharing mobility”. Come il car sharing, il bike sharing o la micro-mobilità condivisa (i monopattini elettrici). Un simbolo è BlaBlaCar, fondata in Francia nel 2006. E’ un servizio che modernizza il vecchio concetto di autostop: condividere un viaggio assieme, suddividendone le spese (benzina, pedaggi, etc.).

  • Altro esempio universale è Airbnb. Fondato nel 2007 da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczy. Quale portale mondiale per l’ospitalità condivisa e gli affitti brevi, per turisti o per lavoratori.

Nella quotidianità

  • Si possono citare i progetti di coworking, come GoStudent Italia – Go Student. Questi mirano a realizzare percorsi di condivisione. Oltre che di contaminazione delle conoscenze e delle esperienze lavorative.
  • Un altro esempio tipico è quello delle banche del tempo.Sono libere associazioni tra persone che si auto-organizzano e si scambiano tempo per aiutarsi nelle piccole necessità quotidiane.

Nello svago

  • Chi vive in una località ambita, può scambiare casa o metterla a disposizione su piattaforme come HomeExchange e Homelink. Soluzioni che permettono di sentirsi a casa propria. E viaggiare a basso costo.

  • Gli amanti degli animali domestici possono proporsi come Pet Sitter e House Sitter, tramite la piattaforma Trusted House Sitters. Infatti, consente di mettere in contatto viaggiatori con persone che hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura della propria casa e degli animali domestici. In cambio dell’alloggio gratuito.

  • Babonbo, (Baby on Board) permette alle famiglie in viaggio di noleggiare tutte le attrezzature per bambini. Queste vengono recapitate direttamente nei luoghi di destinazione come hotel, aeroporti, parchi, centro città o stazione da famiglie o negozi locali.

In altre attività di consumo

  • E non solo. La sharing economy sta investendo settori più disparati. Ad esempio, in Germania, Rental+ da la possibilità di noleggiare e restituire macchinari e attrezzature per l’edilizia. In aggiunta, selezionati, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
  • In Italia,  Sisterly permette di noleggiare borse griffate, anche extralusso. In modo tale da promuovere un atteggiamento più ludico e consapevole. Così da scoraggiare chi “approfitta” dei resi gratuiti!

“Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai”

Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare

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