Quella di Orange Fiber è una storia che inizia a Milano qualche anno fa, grazie alla geniale intuizione di una studentessa siciliana, Adriana Santanocito. Adriana studiava Fashion Design e stava scrivendo la sua tesi sui tessuti innovativi e sostenibili. Imbattendosi in una foto che rappresentava un agrumeto siciliano in cui le arance non venivano raccolte, iniziò a documentarsi sul problema degli scarti industriali agrumicoli e si chiese subito come questo problema potesse diventare un’opportunità per la sua terra.

In quegli anni l’industria della moda stava vivendo profondi cambiamenti: di fronte a consumatori sempre più sensibili al tema della sostenibilità e della salute, le case di moda stavano ripensando i propri modelli di business a partire dai materiali e dai processi produttivi. E cos’erano gli scarti degli agrumi se non grandi biomasse rinnovabili e potenziale materia prima con cui creare un “tessuto sostenibile”?!

I primi passi del progetto

Fu così che il sogno di Adriana diventò quello di creare un filato unico e innovativo che potesse essere adoperato dai brand di moda e che facesse bene alla pelle dei consumatori. Curiosa di sperimentare, coinvolse una professoressa di chimica dei materiali del Politecnico di Milano. In quel dipartimento Adriana riuscì a provare la fattibilità della sua idea: era possibile ottenere un filato a partire dagli agrumi.

Supportata dall’amica Enrica Arena, studentessa siciliana anche lei, decise di approfondire il progetto e diventare imprenditrice. Depositato il brevetto del tessuto innovativo, venne costituita Orange Fiber e qualche mese dopo, presentato il primo prototipo di tessuto da agrumi. Nel 2015 il primo impianto pilota e poi la produzione e il lancio sul mercato.

Il processo produttivo

Grazie all’innovativo processo di produzione è oggi possibile estrarre la cellulosa dagli scarti di arance, limoni e pompelmi; dalla cellulosa si estrae poi la fibra che inizialmente è bianca e viene tinta con coloranti naturali, un’importante alternativa all’uso dei coloranti sintetici, inquinanti e non sostenibili. Inoltre, tramite accordi con aziende tessili che hanno sviluppato sofisticate nanotecnologie per Orange Fiber, è possibile arricchire il tessuto con microcapsule contenenti oli essenziali di agrumi che vengono gradualmente rilasciati sulla pelle, idratandola.

I benefici per l’ambiente

Rispetto ai tradizionali metodi di produzione dei filati (che usano il petrolio, inquinante, e il cotone che richiede un uso intensivo di risorse idriche, terreno e fertilizzanti) il progetto Orange Fiber rappresenta sicuramente un forte sostegno al risparmio ambientale. I capi realizzati con tale tessuto sono biodegradabili: attraverso un apposito processo di compostaggio sono capaci di decomporsi in modo ecologico. L’azienda ha contribuito a ridurre la quantità di rifiuti agrumicoli da smaltire e le emissioni di Co2: ogni anno il 25% della produzione di arance non trova spazio sul mercato e l’industria di trasformazione agrumicola italiana produce circa 700.000 tonnellate di “pastazzo” di agrumi il cui smaltimento, fatto con metodi non sempre legali, rappresenta un costo non indifferente per la filiera agrumicola e per l’ambiente.

Premi ricevuti

Innumerevoli i premi collezionati in Italia e all’estero tra cui la medaglia d’oro dell’Ideas4Change Award (prima competizione per startup organizzata dalle Nazioni Unite) e la presentazione alla Borsa di New York nell’ambito di UsaCamp (missione internazionale dell’associazione Italia Camp con l’obiettivo di valorizzare oltreoceano il “made and brained in Italy”).