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I microchip sono finiti: cosa sta succedendo?

I microchip sono terminati: quali sono state le vicissitudini che hanno pertato a ciò? E soprattutto, chi ci rimetterà di piu?

Categorie Business · Produzione · Tecnologia

Un fenomeno che sta in maniera preoccupante prendendo piede nel settore manifatturiero globale è la carenza di microchip. A causa di tale shortage, infatti, moltissime società sia tecnologiche che industriali stanno rivedendo al ribasso i propri target di vendita almeno fino al secondo trimestre del 2021, data in cui si spera che i produttori di chip riusciranno ad incrementare la propria capacità produttiva così da abbracciare la demand global. In particolare, il settore maggiormente colpito dalla carenza è quello Automotive (specie nella vecchia Europe e nella rampante Cina): si parla infatti di mancate vendite pari a 110 miliardi di dollari -senza chip viene infatti meno un elemento essenziale della parte elettronica del prodotto finito veicolo-.

Caccia al microchip: la genesi dello shortage

I sassolini che hanno generato la frana sono stati due, entrambi a metà 2020:

  • Ban Huawei in USA da parte dell’amministrazione Trump;
  • Sanzioni alla società cinese produttrice di chip SMIC, ad opera della medesima gestione repubblicana.

A seguito di ciò, le società tech cinesi hanno iniziato a rastrellare il mercato dei microchip, importandone in quantità equivalente a 300 Miliardi di dollari di valore con lo scopo di aggirare un eventuale successivo aumento dei costi di approvvigionamento. La reazione di società quali Apple è stata immediata: overstock a magazzino di chip, con lo scopo di evitare di andare in stock out in futuro. Insomma: vi è stata una corsa all’acquisto di chip. L’imprevedibile è tuttavia apparso al mondo in maniera simultanea: Covid-19. Ciò si è ribaltato in aumento della vendita di apparecchiature elettroniche (basti pensare a tablet, PC ecc acquistati durante il lockdown) in tutto il mondo, il che ha comportato un nuovo call off di microchip da parte delle tech globali. Tale fatto si è ripetuto con la seconda ondata. La parziale ripresa del mercato dell’auto post terzo trimestre 2020 ha poi aggravato ulteriormente la situazione: le società automotive si sono infatti aggiunte alle tecnologiche nella corsa ai semiconduttori (i chip sono infatti conditio si ne qua non per la produzione di veicoli). Ecco i dati che dimostrano ciò:

  • Vendite globali di auto nel 2019: 74,8 mln di vetture;
  • Vendite globali di auto nel 2020: 63,8 mln di vetture;
  • Stima vendite globali di auto nel 2021: 69,8 mln di vetture;
cars sold
Numero di auto vendute nel mondo tra il 2010 e il 2021, Statista

Al fine di espletare tutta questa demand, le aziende produttrici di microchip hanno fatto (e stanno tuttora facendo) i salti mortali: uscendo dal francesismo, occorrono infatti dai 5 ai 6 mesi per la produzione di chip, il che porta -aggiungendo i tempi di adeguamento impianti, quelli di viaggio, eventuali ritardi, ecc – ad un lead time medio per il cliente di 26 settimane dal momento dell’ordine.

Microchip Lead Time
Microchip’s Lead Time, Nikkei

L’automotive maggiormente colpito

Essendo le ultime arrivate al banchetto, è facile comprendere come le società dei veicoli a quattro ruote saranno le maggiormente colpite: nella fattispecie dovrebbero subire un contraccolpo gli EV cinesi, in quanto qui, secondo IHS Market, i chip sono maggiormente importanti rispetto ad un veicolo tradizionale. Tuttavia, nemmeno questi ultimi se la passeranno bene: GM ha chiuso temporaneamente tre stabilimenti e ha avuto produttività ridotta in altri due. Ford, Nissan, VW, Stellantis, Honda, Mercedes hanno tutte avuto ritardi e/o sospensioni nella produzione delle loro vetture. Si giunge relativamente facilmente dunque a mancate vendite pari a 110 miliardi di dollari (+81% rispetto alla iniziale previsione di 61 Miliardi di dollari ipotizzata a Gennaio 2021).

Microchip Supply Chain
Microchip’s Supply Chain

Nemmeno le big tech potranno tuttavia dormire sonni tranquilli: Apple ha già avuto ritardi nella produzione del suo iPhone 12, mentre Sony e Microsoft hanno annunciato di non riuscire a soddisfare la domanda delle nuove console. Insomma, tutti e tre questi colossi potrebbero incorrere in un calo del fatturato (pesante soprattutto per la casa coreana, dal momento che Playstation incide per circa il 20% del totale).

E le società di microchip?

Riguardo le società produttrici di chip, occorre fare un distinguo: a coloro che producono internamente la maggior parte dei chip (dette società Made) quali Intel o Nvidia, fanno da contraltare le “Buy”, cioè aziende che studiano design e tecnologie dei chip ma che delegano la realizzazione vera e propria a terzi (vedasi il rapporto AMC-TSMC o Qualcomm-Samsung Foundry). Proprio TSMC (Taiwan Semiconductor Manufactoring Company) potrebbe essere tra le poche a giovare di ciò: produce infatti circa il 50% dei chip globali -contro il 19% di Samsung Electronics -, e questo ha portato il management a quantificare gli investimenti sui propri impianti in 100 miliardi di dollari nei prossimi tre anni.

Microchip's Marketshare per Company
Microchip’s marketshare per Company, Bloomberg

Vedremo cosa accadrà in futuro, di certo la questione è ben lungi dall’essere risolta (analisti stimano una carenza perdurevole fino al 2023).

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