Un’impresa italiana su due sta cercando nuove figure manageriali da poter assumere nei prossimi tre anni. Se si considerano esclusivamente le aziende che non hanno mai avuto management in organico, la necessità di dotarsi di un manager è ormai comune al 30% delle imprese.

Competenze

Domanda e offerta, spesso, non si incontrano a causa di un disallineamento tra competenze richieste e competenze offerte. È quanto emerge dallo studio “Capitale manageriale e strumenti per lo sviluppo”; condotto dall’Osservatorio Mercato del lavoro e competenze manageriali di 4.Manager su un campione di 2.130 intervistati; di cui 614 imprenditori e 1.516 manager, e presentato a Roma nel corso di un incontro a cui hanno partecipato, tra gli altri, il presidente di 4.Manager e Federmanager Stefano Cuzzilla; e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Obiettivo del II Rapporto dell’Osservatorio 4.Manager è quello di individuare come evolvono le figure di imprenditori e manager e fotografare il rapporto tra domanda e offerta di managerialità, in particolare in ambito pmi.

Politica del cambiamento

Dallo studio emerge che sia gli imprenditori sia i manager avvertono una fortissima spinta al cambiamento, derivante da una serie di fattori noti ma sempre più pressanti: accelerazione tecnologica e digitalizzazione, fluidità dei consumi e volatilità dei consumatori, globalizzazione e concorrenza internazionale. A questi fenomeni, in atto da anni, gli imprenditori italiani hanno reagito concentrandosi sulla qualità dei prodotti, facendone nel complesso l’elemento distintivo della manifattura italiana. Oggi, però, avvertono chiaramente che ciò non è più sufficiente e affermano due esigenze destinate a modificare sostanzialmente la struttura delle pmi italiane: l’esigenza di introdurre nelle loro aziende figure manageriali. In particolare per esigenze di internazionalizzazione, export e digitalizzazione e con caratteristiche nuove che faticano a trovare sul mercato; l’esigenza di diventare loro stessi più manager, in un processo di ‘ibridazione’ che unisca alla tradizionale cultura del fare, una nuova cultura del gestire.

Soft skills

Gli imprenditori intervistati dichiarano, nell’87% dei casi, d’incontrare difficoltà nel reperire le figure manageriali. Secondo la metà degli imprenditori la principale carenza riscontrata è relativa alle cosiddette soft skills: capacità di leadership e di motivazione, conoscenza delle lingue; orientamento all’innovazione e al cambiamento, capacità di adattarsi a scenari in continua evoluzione. I manager, in prima linea nella trasformazione insieme agli imprenditori; sono pienamente consapevoli dei cambiamenti in atto e stanno reagendo con una formazione mirata su innovazione e change management, leadership, people management. Il ruolo richiesto ai manager passa dal fornire competenze specialistiche a essere sempre più business partner con compiti più ampi e complessi: individuare tendenze; accelerare e facilitare i cambiament, velocizzare i ritmi di apprendimento dell’organizzazione, valorizzare il capitale umano aziendale, creare processi e team di lavoro resilienti, valorizzare le diversità; sviluppare modi e processi di lavoro di tipo collaborativo, operare tenendo conto dell’etica e della responsabilità sociale.