L’impresa del futuro è androgina

Donna in carriera
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donna vs uomo
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La continua lotta delle donne che cercano di raggiungere, sgomitando a fatica, la parità con il sesso maschile nel competitivo ambiente aziendale, sembra ricevere una bella mano tesa grazie alla proposta lanciata da Andrea Granelli, esperto di innovazione, e Odille Robotti in un articolo pubblicato da Harvard Business Rewiw Italia. Secondo i due autori è giunta l’ora di pensare ad un’impresa androgina dove, genere maschile e femminile si bilancino e si fondino in un nuovo genere. Granelli e Robotti partono dall’analizzare le caratteristiche culturali che vigono nel mondo dell’imprenditoria. Secondo i due esperti la leadership nelle aziende ha ancora caratteri stereotipatamente maschili: vengono infatti premiate le cosidette caratteristiche agentiche prettamente maschili quali assertività, forza, capacità di dominare. In questo si mischiano fattori storici e culturali. Essi affermano che «Probabilmente infatti ciò è dovuto a una dominanza storica del genere maschile nelle organizzazioni che ha portato a inserire elementi ad esso affini e conosciuti. Basti pensare che una delle culture che ha più condizionato il mondo organizzativo è quella militare: da Sun Tzu a Von Clausewitz, passando per Machiavelli. Il linguaggio organizzativo richiama spesso, direttamente o indirettamente, la guerra (esempio: attacco competitivo, guerra dei prezzi, take-over, piano d’azione, ecc.)».

Significativo l’incontro tenutosi il 23 giugno sul tema della azienda androgina. Sul palco tre oratori brillanti e competenti, in sala un pubblico numeroso e molto interessato. I relatori, Patrizia Grieco, Presidente dell’Enel, Camillo Candia, Amministratore delegato di Zurich Assicurazioni, e Andrea Granelli stesso, hanno affrontato in modo libero e spregiudicato il problema rimarcando la tesi per cui le organizzazioni che vogliono avviare nuovi equilibri di tipo generativo ed espansivo devono ripensare seriamente alle questioni di genere, e in particolare alla presenza delle donne al proprio interno. Ma la chiave finora utilizzata, quella essenzialmente quantitativa, non è realmente appropriata. Occorre fare un passo in là e far sì che non le femmine, bensì la loro essenza e natura (il “femminino”) si impongano nell’organizzazione, e non in conflitto, bensì in sintesi creativa con le caratteristiche maschili. Solo così è possibile dare vita a un ambiente dinamico e “generativo”. Secondo gli autori: “ Bisogna bilanciare e integrare i due principi vitali: mascolino e femminino. Se non c’è integrazione e ibridazione fra i due mondi, la componente femmina rimane una monade, un totem, una riserva indiana” .

Ma quali sono le caratteristiche intrinseche del «femminino» a detta degli autori?

  1. Accogliere (il seme, i figli, gli anziani), accudire e proteggere «a tutti i costi» chi ha accolto (nel suo ventre, nella sua casa, sotto la sua protezione), sapendo sempre intercedere;
  2. Essere fertile e generativa avendo la lungimiranza rinunciando a cogliere i frutti nell’immediato;
  3. Riuscire a lavorare costantemente, instancabilmente e quotidianamente, sia nelle condizioni più agevoli che in quelli più ostili;
  4. Essere capace di vera intimità (oltre la sessualità), ha un rapporto pieno e naturale con la corporeità, in tutte le sue manifestazioni: dà calore e contatto, ma sa porre il suo sguardo amorevole e intimo anche nella sofferenza;
  5. Gestire con praticità e sapienza l’economia domestica, sia le cose sia le relazioni, garantendo ogni giorno e in ogni condizione un pasto e sapendo sopravvivere anche in condizioni estreme e grazie non solo al coraggio (ma anche a una «ingegnosità del quotidiano».

Inoltre le donne tenderebbero ad adottare uno stile più democratico e partecipativo rispetto a quello scelto dagli uomini. «Una possibile spiegazione è che gli aspetti negoziali dello stile partecipativo richiedono maggiori abilità interpersonali, dimensione rispetto alla quale le donne risulterebbero avvantaggiate. Alcuni studi mostrano che meno se ne possiedono, più si tende ad adottare uno stile autocratico e a essere dogmatici (Rosenthal, Hall, DiMatteo, Rogers&Archer, 1979). Secondo questa visione, le donne “si potrebbero permettere” di essere leader democratiche grazie alle loro competenze sociali».

Infine, evidenza che emerge dagli studi sul tema della leadership è che quella femminile è di ottimo livello . «In sette dimensioni (energizzare, allineare, orientarsi all’esterno, esprimere intelligenza emotiva, premiare e dare feedback, costruire il team, essere tenaci) i valutatori di entrambi i genere erano concordi nel giudicare le donne superiori. In due dimensioni (empowerment dei collaboratori e mentalità globale) le donne sono risultate alla pari degli uomini. In un unico caso, la capacità di articolare e comunicare una visione, le donne hanno ricevuto una valutazione inferiore». Ciò vuol dire che « le donne riescono a farsi percepire leader migliori o uguali agli uomini, sempre che la valutazione sia guidata da uno strumento strutturato. Cosa succeda quando invece operano pregiudizi e stereotipi è invece a volte un’altra storia».

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Francesca Granatiero nasce a San Giovanni Rotondo, classe 1988. Frequenta il Liceo Scientifico a Manfredonia per poi intraprendere, conseguito il diploma, la facoltà di Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Bari. Iscrittasi al corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale presso lo stesso Politecnico di Bari consegue il titolo di Esperto in sistemi (SGA) per la gestione delle PMI. Diventa referente e scrittrice per la rivista Close-up Engineering nel settembre 2014 ad oggi. Consegue la laurea in Ingegneria Gestionale Magistrale nel dicembre 2015. Pur avendo un’impronta scientifica e assorta nell’ affascinante mondo dell’ingegneria, è molto appassionata di letteratura classica. D’indole “sognatrice” nel tempo libero ama leggere e viaggiare.