Introduzione

Quali sono le competenze in cui si dovrebbero specializzare i manager di oggi e domani? Abilità analitiche e computazionali, senza alcun dubbio. Nonché il saper padroneggiare con disinvoltura argomenti di ambito scientifico, tecnologico, statistico, ingegneristico. Conoscenza ottima della lingua inglese e preferibilmente nozioni almeno basilari di un’ulteriore lingua straniera. Poi soft skills: capacità creative, decisionali, interazione efficace e proficua con gli altri.

La necessaria conoscenza della lingua italica

Oltre quanto sopra-citato deve essere aggiunta un’ulteriore capacità spesso non incentivata dalle università del Bel Paese: l’abilità di destreggiarsi senza alcuna esitazione con la propria lingua madre, quella italiana. Sebbene oggi si viva in un mondo in cui si ricercano abbreviazioni, parole straniere ed elenchi puntati, il saper far proprio in qualunque sfumatura l’idioma italico costituisce quel quid in più. Trattasi di un valore aggiunto che può condurre ad un incremento di risultati non indifferente.

Fonte: “La più bella del mondo”: ecco perché amare la lingua italiana. Autore: Redazione il Libraio

Si può inoltre affermare come l’abilità nel manipolare e padroneggiare la lingua italica possa essere considerata un indicatore previsionale sul successo manageriale della persona. Pur vivendo in un mondo oramai privo di confini che utilizza l’inglese come lingua veicolare, vi sono infatti una serie di ragioni che avvalorano tale tesi:

Poliedricità

In primo luogo, il saper parlare correttamente l’italiano implica l’essere camaleontici, ovvero il riuscire ad adattare il proprio concetto e la sua esposizione all’interlocutore e al contesto che si presenta dinnanzi. Ciò è da ritenersi fondamentale in quanto, in un mondo pieno di informazioni, il riuscire a centrare il target comprendendo esattamente ciò che chi sta di fronte vuole  sentirsi dire è da considerarsi una vera e propria marcia in più. Il manager che manipola la lingua è dunque sempre capace di far mantenere costante il livello di attenzione di chi legge e ascolta poiché riesce a fornire costantemente un taglio adeguato e proficuo alla conversazione in atto.

Interiorizzazione

Secondo punto: il saper argomentare in maniera dettagliata un concetto (sia esso un progetto od un contratto) significa averlo fatto proprio, averlo compreso in ogni suo meandro e dunque riuscire ad analizzarlo nella sua completezza. È dunque implicitamente stata effettuata anche una revisione di quanto proposto, elaborandola ed interiorizzandola. Una volta fatto ciò, si è in grado di ricavare nuove idee sulla base di quanto presentato, proprio perché l’argomento di discussione viene sviscerato in ogni suo ambito. Si dà così modo al pensiero creativo e critico caratterizzante ogni individuo di esprimersi.

Empatia

Successivamente, il riuscire ad avvalersi di un italiano forbito e disinvolto consente di instaurare un  rapporto diretto con l’interlocutore. Significa connettersi emozionalmente con chi sta attorno, instaurando un legame interpersonale molto forte. È stato dimostrato da più esperti che la chiave dell’intelligenza emotiva risiede nel saper descrivere in modo dettagliato e minuzioso le proprie emozioni. Riuscendo ad esteriorizzarle e presentarle in maniera efficace, si sarà anche in grado di comprendere quelle degli altri. Si instaura dunque un surplus empatico con l’interlocutore, il quale molto probabilmente sfocerà in un aumento di fiducia reciproca. Inoltre, esternare e leggere le emozioni implica il saper dire ad ogni persona esattamente ciò di cui ella ha bisogno per essere spronata/rincuorata/motivata.

Persuasione

Quarta ed ultima ragione: proprio come un abile diplomatico, l’avere una proprietà lessicale non comune consente al manager di affabulare, raccontare in modo affascinante  una proposta. Quindi persuadere l’interlocutore della bontà del progetto. Oggi un abile manager non deve solo saper  organizzare, ma anche essere capace di narrare un qualcosa decantandone le qualità in maniera chiara ed ammiccante. In questo modo, convincerà chi lo sta ascoltando sull’efficacia della soluzione. Assecondando tale visione, chi conosce profondamente l’italiano ha assorbito e interiorizzato i modelli e gli schemi del racconto: è quindi spontaneamente un abile oratore.