La fabbrica del futuro: verso la terza rivoluzione industriale

Innovazione ed efficienza per battere la concorrenza nel settore manifatturiero

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Schiacciare la spietata concorrenza dei prodotti asiatici e cinesi. Questo l’obiettivo della fabbrica del futuro, che si proietta oggi non come un desiderio di cambiamento per il manifatturiero ma come quel quid sine qua non risulterà difficile all’Europa, e ancor più al Made in Italy, riuscire a mantenere alti i profitti e le vendite industriali. Il manifatturiero è ancora la forza propulsiva   dell’economia europea, con 6.500 miliardi di euro di fatturato e 30 milioni di posti di lavoro in 25 settori diversi. Ma in questi anni di crisi i livelli produttivi sono calati del 10% e sono andati persi 3 milioni di posti di lavoro. Per ripartire, il manifatturiero europeo deve ridurre drasticamente i costi dei suoi prodotti, se vuole far fronte alla pressione competitiva dei Paesi emergenti, dove la manodopera costa molto poco. È qui che entra in campo l’efficienza dei processi produttivi. L’idea è creare un sistema produttivo che riesca a generare prodotti privi di difetti, zero scarti e senza sprechi di energia. La massima efficienza sarà resa possibile grazie all’utilizzo di materiali nuovi che prenderanno forma per essere venduti come prodotti finiti o semilavorati grazie ad impianti robotizzati. L’automazione spinta delle macchine consentirà il controllo dei movimenti senza che ci sia l’intervento umano. Le attrezzature saranno gestite da sistemi industriali capaci di registrare gli spostamenti e “imparare” dagli errori.

Si parlerà dunque di quarta rivoluzione industriale per indicare un’epoca in cui ci saranno “Macchine che comunicano e interagiscono fra di loro, stampa in 3D, cloud computing, fabbriche virtuali, internet of things non sono pallide utopie, ma realtà da implementare rapidamente, se vogliamo sopravvivere alla concorrenza cinese”, rileva Giambattista Gruosso, docente al Politecnico di Milano. “Per tutte queste ragioni, considerare l’Ict in maniera pervasiva nei processi produttivi è una leva importante di ripresa per un Paese manifatturiero come l’Italia”, aggiunge Gruosso, che tuttavia avverte: “Non c’è ancora grande consapevolezza di queste opportunità, mentre sto vedendo maggiore fermento su temi come quello della smart city”.

Starà ai grandi player internazionali dell’automazione, come Siemens, Abb,Schneider Electric, Rockwell Automation, Omron o Heidenhain, aumentare la consapevolezza delle imprese e vincere la loro fiducia con proposte sempre più allettanti.

“Nel futuro dell’automazione vedo sempre più software e meno hardware”, commenta Andrea Maffioli, capo della divisione Industry Automation di Siemens Italia. “Non tanto a livello di controllo dei processi industriali, quanto a monte, nella fase di progettazione e analisi dei prodotti, sarà essenziale lo sviluppo di software sempre più intelligenti”, precisa Maffioli.

La capacità di simulare le caratteristiche dei prodotti e di testarle, prima ancora che gli oggetti stessi esistano, potrà accorciare enormemente i tempi di progettazione e diventare un elemento essenziale di competitività nell’eterna gara fra le aziende per arrivare prime sul mercato con un prodotto nuovo. Siemens punta a occupare una posizione di leader in questo campo e sta facendo una serie di acquisizioni di piccole imprese di eccellenza. Se si considera l’ottimizzazione dell’hardware molto occorrerà fare per migliorare l’efficienza energetica.

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Nel gennaio del 2012 ha avuto inizio lo sviluppo del Progetto Bandiera “La Fabbrica del Futuro”, programma di ricerca approvato dal Comitato Interministeriale per la programmazione Economica (CIPE) e coordinato dal CNR. Il Progetto ha lo scopo di dar vita ad importanti iniziative che consentano di aumentare la competitività dell’industria italiana e in particolare del “Made in Italy” nel contesto globale. Esso prende in esame diverse tipologie di iniziative che, oltre a produrre innovazioni di importanza strategica, sono anche volte alla creazione di una community nazionale di eccellenza e duratura nel tempo che possa elaborare le direzioni future di innovazione nel settore manifatturiero.

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Francesca Granatiero nasce a San Giovanni Rotondo, classe 1988. Frequenta il Liceo Scientifico a Manfredonia per poi intraprendere, conseguito il diploma, la facoltà di Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Bari. Iscrittasi al corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale presso lo stesso Politecnico di Bari consegue il titolo di Esperto in sistemi (SGA) per la gestione delle PMI. Diventa referente e scrittrice per la rivista Close-up Engineering nel settembre 2014 ad oggi. Consegue la laurea in Ingegneria Gestionale Magistrale nel dicembre 2015. Pur avendo un’impronta scientifica e assorta nell’ affascinante mondo dell’ingegneria, è molto appassionata di letteratura classica. D’indole “sognatrice” nel tempo libero ama leggere e viaggiare.