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Kaizen vs Innovazione: chi vincerà?

Tendenzialmente le aziende occidentali, complice il periodo di crisi finanziaria, si preoccupano di attuare interventi solo se motivate da un urgenza, quale la sopravvivenza stessa dell’azienda o il recupero di competitività e/o redditività nel settore di appartenenza. In alcuni casi la motivazione primaria è la necessità di recuperare rapidamente una situazione difficile, cercando di ottenere maggiore efficienza nell’immediato futuro senza preoccuparsi eccessivamente delle conseguenze di certe scelte organizzative sul lungo periodo. Questi interventi spesso richiedono ingenti investimenti che gravano pesantemente sulla salute delle ormai fragili piccole e medie imprese.

Il termine KAIZEN è composto da “Kai” che indica “cambiamento continuo” e da “Zen” che vuol dire “migliore”, stando dunque a significare il “cambiamento per migliorare” o “miglioramento continuo”. Esso rappresenta una metodologia giapponese di miglioramento continuo, passo a passo, che coinvolge l’intera struttura aziendale. Il kaizen si connette con concetti come il Total Quality Management (TQM – Gestione della qualità totale), il Just In Time (JIT – abbattimento delle scorte), il Kanban (metodo per la reintegrazione costante delle materie prime e dei semilavorati).

Il Kaizen si basa sul “sistema dei suggerimenti” che consiste in proposte formulate da tutti i dipendenti per apportare migliorie al ciclo produttivo e per evitare l’insorgere di problemi ancora non manifestati ma di probabile insorgenza: i cosiddetti warusa kagen. Pertanto è considerata risorsa essenziale il coinvolgimento del personale. Come disse Mark Rosenthal: “Non basta chiedere ai dipendenti di aiutarvi. Dovete aspettare che lo capiscano, incoraggiarli a farlo e chiederlo ancora”. Considerare il kaizen semplicemente come “miglioramento continuo” riduce la portata del concetto, si tratta infatti di un nuovo modo di operare che richiede un cambiamento radicale nel management, nel lavoro, nei rapporti relazionali tra manager e lavoratore, nella disciplina, nel decision making e nell’organizzazione del sapere: l’organizzazione si trasforma in una “federazione di risolutori di problemi”.

La logica kaizen è ricercare risultati non attraverso una radicale riorganizzazione o investimenti su larga scala, ma attraverso l’effetto cumulato di una successione di piccoli miglioramenti incrementali.

I punti salienti della filosofia kaizen sono:

  • stabilire priorità
  • standardizzare
  • effettuare misurazioni
  • migliorare

 

topologist.wordpress.com

 

Dalla figura si può denotare molto intuitivamente la differenza fra Kaizen ed Innovazione: il primo è rappresentato da una scala a gradini piccoli che permette di essere percorsa a passi continui mentre il secondo è una scala a gradini più alti la cui percorrenza è più intermittente. Risulta fondamentale considerare che tanto più alto è il “gradino” da superare tanto più elevati sono gli sforzi economici da sostenere, pertanto evidente che, ad oggi, a vincere la gara di corsa al benessere aziendale sia la tartaruga “Kaizen”.

A cura di Leonardo Ferri

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Francesca Granatiero
Francesca Granatiero nasce a San Giovanni Rotondo, classe 1988. Frequenta il Liceo Scientifico a Manfredonia per poi intraprendere, conseguito il diploma, la facoltà di Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Bari. Iscrittasi al corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale presso lo stesso Politecnico di Bari consegue il titolo di Esperto in sistemi (SGA) per la gestione delle PMI. Diventa referente e scrittrice per la rivista Close-up Engineering nel settembre 2014 ad oggi. Consegue la laurea in Ingegneria Gestionale Magistrale nel dicembre 2015. Pur avendo un’impronta scientifica e assorta nell’ affascinante mondo dell’ingegneria, è molto appassionata di letteratura classica. D’indole “sognatrice” nel tempo libero ama leggere e viaggiare.