Starbucks, lo scorso venerdì ha aperto ufficialmente il suo store più grande d’Europa a Milano. Precisamente in piazza Cordusio, scegliendo un edificio storico (il palazzo che ospitava le Poste e prima ancora la Borsa Valori). A sorpresa però il primo Starbucks Italiano si discosta dalla sua “impostazione classica”.

Howard Schultz (ex amministratore delegato di Starbucks) sapeva bene che non poteva servire agli italiani, padri nobili del caffè espresso, i suoi famosi bibitoni iper zuccherati. Ha avviato un imponente progetto di riqualificazione dell’edificio, stringendo poi collaborazioni con tutte eccellenze italiane, dall’arredamento con i marmi toscani, ai macchinari di Cinisello Balsamo, fino alle focacce di Princi: una dichiarazione d’amore al made in Italy fatta da un americano affezionato.

Niente a che vedere dunque con i prodotti serviti negli Stati Uniti o nei numerosi locali presenti in tutta Europa. Lo Starbucks italiano punta alla qualità.

Le critiche ricevute

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Era ovviamente preventivabile che sarebbero arrivate numerose critiche. Se da un lato il pubblico è “impazzito” per l’apertura, con file lunghe più di 300 metri e più di 2 ore di coda per provare i caffè Italiani targati Starbucks, dall’altro i rappresentati dell’Unione Nazionale Consumatori hanno sollevato parecchie perplessità, soprattutto in tema di prezzi: si parla dell’80% in più rispetto alla media.

Si parte da 1,80 € per l’espresso, 3,5 € per un americano e addirittura 4,5 € per un semplice cappuccino.

Ovviamente questa polemica non è stata accettata da tutti. Ci sono numerosi consumatori, per lo più giovani, e quindi coscienti del fenomeno Starbucks, che contestano la lamentela dell’Unione Nazionale Consumatori. Addirittura, ritengono che lo store Starbucks di Milano possa portarci solo onore e benefici.

Un cerchio che si chiude

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Howard Schultz, da figlio di una famiglia con difficoltà economiche ha creato un impero da oltre 28 mila punti vendita in 75 paesi, 22 miliardi di dollari di fatturato e 277 mila dipendenti.

Per Schultz, l’apertura in Italia, chiude un cerchio. E’ proprio visitando i bar milanesi, durante un suo viaggio in Italia nel 1983, che l’imprenditore americano ebbe l’idea di ricostruire quell’atmosfera familiare ed esportare la nostra cultura del caffè negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo.

Schultz con Starbucks ha fatto ciò che decreta il successo di un’impresa: convincere i suoi consumatori di non acquistare semplicemente un prodotto, ma vivere un’esperienza a 360 gradi.