Quello dell’identificazione biometrica è il tema caldo di questa estate. L’opinione pubblica è stata colpita della recente Legge “Concretezza”, approvata lo scorso 12 giugno dal Senato. Una delle conseguenze dirette sarà l’introduzione della rilevazione delle presenze dei lavoratori pubblici tramite impronte digitali o la verifica dell’iride. Una vera e propria lotta all’assenteismo dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Questi sistemi sostituiscono completamente quelli pregressi, sostanzialmente lettori di badge o ancora peggio i sistemi di rilevazione tramite fogli firma.

Identity Management in crescita

Questo si tradurrà concretamente in una crescita costante per l’Identity Management, al cui contributo si aggiungono anche le notizie che spopolano sulle pagine dei giornali relative a falle nei sistemi di sicurezza ed ai conseguenti furti di dati sensibili. Dunque la sempre più evidente vulnerabilità delle credenziali e delle identità digitali, ancora oggi il principale obiettivo di molti attacchi informatici. Secondo IDC il mercato continuerà a crescere con un CAGR annuale di circa il +6% fino almeno al 2023, stimando che l’80% delle violazioni oggi attribuibili al cyber crime sia la conseguenza di furti o usi non autorizzati di credenziali digitali.

Nuovi orizzonti per le identificazioni

D’altronde i pionieri e precursori dell’identificazione biometrica su larga scala sono stati i produttori di telefonia che hanno rivoluzionato l’accesso ai dati personali cancellando la necessita di inserire la password ogni volta sia necessario. Adesso basta una scansione del viso o dell’impronta digitale per accedere al proprio archivio online. Eppure se affrontiamo ancora una volta il tema sicurezza, nemmeno i recenti sistemi biometrici sono esenti al 100% da tentativi di hacking. Uno studio recente dell’Università di Bologna, ad esempio, ha mostrato quanto sia semplice aggirare i sistemi di riconoscimento facciale automatici attraverso tecniche di morphing, o come sia possibile combinare impronte digitali ed ottenere effetti simili.

Mindprint e la rivoluzione degli accessi

Questo lo sanno bene i ragazzi di Vibre, da anni attivi nel mondo delle interfacce cervello-computer, che hanno messo a punto un sistema di identificazione biometrica che fa uso delle onde cerebrali. Il progetto si chiama Mindprint (per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a leggere l’articolo correlato) e si rivolge principalmente ad un mercato B2B, con il sistema che sarà utilizzato dai dipendenti di aziende di differenti settori o laboratori che richiedono alta sicurezza per l’accesso in particolari aree, il tutto con un semplice dispositivo indossabile ed una registrazione nel sistema di soli tre minuti che si tradurrà in un’autenticazione di pochi secondi.