Eccola la mossa di Huawei per rispondere ai timori espressi da molti Paesi, in primis dagli Usa, sul livello di sicurezza offerto dai loro prodotti. Gli Stati Uniti e l’Australia hanno già vietato alle loro reti di utilizzare le apparecchiature Huawei, mentre il Regno Unito e altri Stati europei stanno ancora valutando la decisione da adottare. In un’intervista all’Economist, il Ceo di Huawei; Ren Zhengfei, ha annunciato che la sua azienda potrebbe vendere ad una rivale occidentale tutti i brevetti, le licenze, i codici e il know-how relativi alla tecnologia 5G. Un’operazione che avverrebbe per una cifra, una tantum, al momento sconosciuta.

Ribaltare le accuse

Nella fase successiva alla vendita, la società acquirente potrebbe poi generare nuovi codici e quindi né Pechino né la stessa Huawei avrebbero più il controllo delle infrastrutture di telecomunicazione. Una decisione che potrebbe rivelarsi clamorosa, principalmente per Donald Trump. Se la cessione ipotizzata da Ren Zhengfei diventasse realtà, il presidente Americano, nemico numero uno di Huawei, dovrebbe rivedere fortemente il suo piano e le sue misure. Senza il 5G in mano, Huawei sarebbe molto ridimensionata, e le accuse di Trump (che reputa Huawei una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti d’America) cadrebbero in un attimo.

Ipotesi

È chiaro che le parole di Ren Zhengfei non sono da considerare definitive. Il Ceo di Huawei ha parlato di ipotesi. Se mai un progetto del genere esista, si è ancora nelle fasi preliminari. Huawei è un gigante e la sua capacità di penetrare il mercato degli smartphone, negli ultimi cinque anni, è stata disarmante. Il 5G è il progetto al quale ha dedicato maggior tempo e denaro, per questo una sua uscita di scena, seppur con una cessione ben remunerata, è una strada assai difficile da vedere. Resta da capire anche quali aziende potrebbero essere interessate a rilevare questo business da Huawei, e soprattutto quali ne avrebbero la forza commerciale. Un’operazione di questo tipo è di difficile quantificazione, ma pare scontato pensare che possa valere decine di miliardi di dollari USA visti gli investimenti portati avanti da Huawei nel corso degli anni.

Pro

Secondo il professor Steve Tsang della Soas University di Londra, che ne ha parlato con la Bbc: “L’idea di aiutare il business di un altro paese a competere rappresenta un’offerta straordinaria. Forse la spiegazione è che Huawei riconosce che è improbabile il fatto che sia in grado di aggirare gli sforzi che l’amministrazione Trump sta mettendo in atto per ridurre al minimo le sue possibilità di operare in Nord America, Europa occidentale e Australasia. Anche se l’offerta verrà respinta; vista la difficolta che aziende come Nokia o Ericsson siano interessate ad acquistare il 5G di Huawei, si tratterà comunque di una mossa intelligente, atta a dimostrare che l’azienda sia disposta a fare di tutto per cercare di conquistare la fiducia dell’Occidente.”

Contro

Di tutt’altro avviso Hosuk Lee-Makiyama, dell’European Centre for International Political Economy, convinto, invece, che la proposta di Ren sia destinata a fallire: “Huawei fraintende il problema di fondo. La questione non è l’affidabilità di Huawei come venditore, ma gli obblighi legali che il governo cinese le impone. La legge nazionale cinese sull’intelligence impone alle imprese e ai cittadini cinesi di consegnare tutti i dati o gli ‘strumenti di comunicazione’ a cui possono avere accesso, pena severe sanzioni punitive. Qualsiasi apparecchiatura o software che Huawei concede in licenza a un’entità statunitense ricadrebbe ancora sotto questo obbligo; e non c’è modo che l’entità che concede le licenze o le agenzie di intelligence possano controllare milioni di linee di codice per individuare potenziali backdoor”.