La causa intentata da Google contro Uberlo scorso anno (relativa al furto di segreti commerciali relativi alla tecnologia utilizzata per la guida autonoma) è ora terminata con un accordo. I dirigenti di Uber hanno accettato di pagare a Waymo (filiale di Google specializzata in automobili a guida autonoma) 245 milioni di dollari (tramite azioni del proprio capitale) al fine di chiudere la causa. Presumibilmente, i dirigenti Uber ne avevano abbastanza e non volevano che i loro affari venissero discussi apertamente in un’aula di tribunale.

Nonostante l’esito finale della vicenda, l’ex CEO di UberTravis Kalanick ha affermato: “Se il processo fosse giunto alla sua conclusione, è chiaro che Uber avrebbe prevalso“.

La vicenda

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Le accuse che Googleaveva mosso nei confronti di Ubersono nate a causa di un ex ingegnere di Waymo. Stiamo parlando di Anthony Levandowski, che a detta di Google avrebbe messo a disposizione di Uber ben 14mila file inerenti il progetto sulla guida autonoma portato avanti da Big G.

Nel 2016, Levandowski ha lasciato Waymo, per fondare la startup Otto, rilevata nell’agosto dello stesso anno da Uber, per una cifra vicina ai 590 milioni di dollari (480 milioni di euro).

Inizialmente Google ha chiesto un risarcimento di un miliardo di dollari (815 milioni di euro), e la rinuncia da parte di Uber ad alcune delle tecnologie già implementate che sarebbero frutto delle informazioni acquisite da Levandowski.

La risoluzione della vicenda

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Dopo circa una settimana dall’inizio del processo le due società sono arrivate a un’accordo amichevole e stragiudiziale.

Come parte dell’accordo, Waymo ottiene una partecipazione dello 0,34% in Uber, del valore di circa 245 milioni di dollari in base all’attuale valutazione di Uber di 72 miliardi. L’accordo include una intesa riguardo le informazioni riservate di Waymo, facendo si che non vengano incorporate nella tecnologia sviluppata da Uber”.

A chiudere la vicenda è intervenuto anche il CEO di Uber, Dara Khosrowshahi che in una nota ufficiale ha detto:

“Il mio lavoro come CEO di Uber è quello di impostare il corso per il futuro della società: innovare e crescere in modo responsabile, così come riconoscere e correggere gli errori del passato”

Khosrowshahi ha voluto sottolineare il fatto che questa vicenda faccia parte del passato e di una gestione passata della società, una gestione che è stata travolta da innumerevoli scandali ma che con la nuova amministrazione vuole invertire la rotta.