Introduzione

Traendo spunto da un post del Prof. Vincenzo Giordano, non sempre l’essere delle menti eccelse comporta anche il saper trasmettere le proprie conoscenze agli studenti. Può accadere infatti che coloro i quali sono indiscutibilmente tre gradini sopra tutti a livello intellettuale, abbiano difficoltà nell’educare.

Einstein

Senza dubbio il caso più eclatante è quello di Albert Einstein: “Al [suo] primo corso sulla teoria del calore, tenuto in qualità di “Privatdozent” nella primavera del 1908 all’Università di Berna, partecipavano solo tre studenti. Ed erano tutti e tre suoi amici: Michele Besso e altri due colleghi dell’Ufficio brevetti. Non poteva essere altrimenti, dato che [ad Einstein] era stato assegnato come orario il martedì e il sabato tra le sette e le otto del mattino. Gli studenti potevano scegliere se seguire o no le lezioni di un “Privatdozent”. E nessuno era particolarmente felice e ansioso di alzarsi così presto. D’altra parte, come docente, Einstein era spesso poco preparato e faceva frequenti errori. Quando questo avveniva, chiedeva: “Chi sa dire dove ho sbagliato?”. Se uno studente riusciva a individuare un errore nei suoi calcoli, rispondeva: “Ve l’ho detto tante volte, la mia matematica non è mai stata un granché”. Nella sessione invernale dello stesso anno passò alla teoria della radiazione, e ai suoi tre colleghi si aggiunse un vero studente di nome Max Stern. Nell’estate del 1909 Stern rimase l’unico frequentatore ed Einstein fu costretto ad annullare il corso.”

Albert Einstein

Newton e Hilbert

Non ebbe miglior fortuna Isaac Newton, infatti secondo la testimonianza di un contemporaneo:
“ “erano così pochi quelli che andavano ad ascoltarlo, e ancor meno quelli che lo capivano, che molto spesso, per mancanza di ascoltatori, egli teneva lezione ai muri”. Il commentatore aggiunge che le sue lezioni duravano di solito mezz’ora, tranne quando non aveva studenti, nel qual caso si tratteneva soltanto un quarto d’ora.”

E ancora: ”David Hilbert [matematico tedesco vissuto a cavallo tra il XIX e XX secolo] si ritrovò a tenere un corso seguito da due soli studenti. Questi ultimi erano sempre estremamente puntuali ma un giorno [a causa della neve] arrivarono con cinque minuti di ritardo, trovando Hilbert che scriveva regolarmente alla lavagna in un’aula vuota! Il suo contratto prevedeva che facesse lezione due volte alla settimana tra le otto e le nove del mattino, senza specificare nulla riguardo la presenza di studenti…

Hunter e lo studente… scheletrico

Infine, un simpatico aneddoto sul chirurgo scozzese John Hunter (1728-1793): “non iniziava mai la prima lezione del corso senza prendere trenta gocce di laudano per attenuare gli effetti del suo disagio. Raramente alzava gli occhi dal testo della lezione e, di tanto in tanto contraddiceva dichiarazioni fatte durante una lezione precedente: ulteriori studi gli avevano fatto cambiare idea. I nuovi concetti teorici che stava presentando richiedevano un tipo di delucidazione che lui non era in grado di fornire. Gli studenti, trovavano ostiche e indigeste le sue lezioni. Questo spiega il motivo per cui i suoi corsi non attraessero mai più di una trentina di studenti. Un giorno, quando entrò in aula per fare la sua lezione di anatomia, trovò un solo studente. “Non posso sprecare il mio tempo prezioso con un unico studente”, borbottò tra sé e sé e si voltò, andando via. Lo studente rimase piuttosto deluso ma, con sua grande sorpresa, Hunter tornò subito dopo con uno scheletro umano. Lo mise in posizione seduta accanto allo studente e incominciò la sua lezione. “Come stavamo discutendo…”.

John Hunter