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Dal disoccupato all’overeducated: università e impresa sono ancora molto lontani.

L’Italia si contraddistingue, a livello Europeo, per un tasso di disoccupazione giovanile che ormai ha superato il 30%. In realtà, questa percentuale necessità di una precisazione. La disoccupazione giovanile, purtroppo, continua lentamente a crescere, ma al tempo stesso le imprese medio-grandi spesso non riescono ad individuare i candidati ideali. Nel 2018 il numero di posizioni aziendali inoccupate è cresciuto, passando dallo 0,7% all’1,2%.  Si tratta di un’imperfetta intersezione tra la curva di domanda e di offerta. Diversi sono i giovani che decidono di trovare lavoro fuori dal territorio nazionale.

Questa scelta non è la conseguenza del solo livello di disoccupazione, ma deriva anche da altri fenomeni come l’overeducation. Questo termine viene utilizzato per identificare i profili aziendali che presentano un titolo di studio superiore rispetto alla mansione che viene svolta. Secondo l’OCSE circa il 24% dei lavoratori, media tra diplomati e laureati 2015-2018, è overeducated. Per ultimo, non per importanza, è necessario considerare l’aspetto economico delle offerte lavorative e quanto il lavoratore “costa” all’impresa che lo assume. A livello europeo, l’Italia è il paese in cui il costo del lavoro è pari a quasi il doppio dello stipendio netto percepito. In media un lavoratore guadagna circa €21.000 all’anno mentre l’impresa ha un esborso di €40.000 all’anno, considerando gli oneri fiscali e previdenziali. Nessun paese in Europa presenta questo rapporto tra stipendio lordo e stipendio netto, nemmeno paesi meno sviluppati come Repubblica Ceca e Slovacchia. In particolare, considerando solo i laureati con età compresa tra 25 e 34 anni, la percentuale sale al 28,1%. Sono dati significativi che a volte scoraggiano gli studenti a proseguire gli studi. E’ quindi necessario un radicale rinnovamento delle offerte lavorative e un contatto più diretto tra università e impresa. Il nostro paese è fanalino di coda per il costo del lavoro, e questo sicuramente non facilita le assunzioni. Maggiori investimenti in ricerca e sviluppo  permetterebbero alle imprese di sviluppare nuove posizioni lavorative. Con l’aiuto del governo italiano si potrebbe pensare ad una riforma che riduca il costo dei lavoratori ad esempio prendendo in considerazione la media Europea.

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Michele Memolahttps://managementcue.it
Laureato in Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Bari. Ho una mente curiosa e una passione per il Project Management. Affascinato dalle nuove tecnologie applicate nei contesti industriali, in ottica miglioramento continuo. Attualmente autore per il sito Close-up Engineering - sezione Management