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Covid19: la fase 2 è un test per le supply chain

La situazione attuale che va delineandosi, dovuta alla pandemia di Covid19, porta con sé la necessità di effettuare un cambiamento dinamico e flessibile del tessuto industriale italiano. Questa situazione ha tutte le caratteristiche per essere un rischio di natura sistemica, con effetti prolungati nel tempo. Sul piano industriale molto dipenderà dalle capacità delle aziende di comprendere le dinamiche di evoluzione dello scenario globale e di adottare un approccio proattivo e adattivo.

“Quando il rischio si propaga all’interno di un sistema complesso, l’effetto non è incrementale ma esponenziale, generando un “collasso repentino” o una brusca transizione verso un nuovo status quo non ottimale”

Global Risk Report, 2018 (WEF)
5G
iotworlds.com

Vince chi cambia, non chi resiste

In un mercato dinamico e propenso al rapido cambiamento, risulta quindi indispensabile che le imprese affinino la loro capacità di adattamento. Le supply chain devono quindi essere rivisitate in modo tale da intercettare i segnali deboli di cambiamento e di prepararsi anche per l’inatteso. È attraverso un atteggiamento proattivo e non reattivo che le organizzazioni resilienti sono in grado di trasformare le minacce in opportunità.

Guardando come esempio l’economia di ripartenza cinese, essa appare profondamente diversa da quella pre-coronavirus. In molti settori il coronavirus ha portato a profonde ristrutturazioni operative e innovazioni nei modelli di business. Un esempio su tutti è l’imponente incremento di capacità del settore medicale, che potrà d’ora in avanti giocare a tutti gli effetti un ruolo da player mondiale.

Come si affronta il cambiamento?

Difficile fare previsioni su scala globale o anche solo nazionale. Quello che è certo è che in occidente come in Cina sopravviveranno e troveranno nuove opportunità di crescita solo le filiere che avendo abbandonato la sindrome dell’ “ultimo giapponese” (resistere), saranno state in grado di adattarsi ai cambiamenti innovando processi e modelli di business. Le imprese devono essere in grado, quindi , di ripensare l’intera supply chain. Solo attraverso una diversificazione della catena di fornitura è possibile far fronte ad una domanda sempre più complessa.

In conclusione: che misure possono adottare le imprese?

Il Covid19 insegna che per essere più pronti a rispondere alla domanda sempre più fluttuante bisogna decentralizzare la supply chain. Le aziende più grosse, infatti possono beneficiare della presenza di più impianti su più fronti, permettendo una riduzione drastica del rischio di shut down. Le case automobilistiche giapponesi non hanno seguito questo approccio e hanno pagato un prezzo pesante quando lo tsunami del 2011 ha colpito. Le fabbriche di tutto il mondo sono state colpite da una carenza di parti che potevano provenire solo da impianti nelle regioni del Giappone colpite dallo tsunami.

Decentralizzazione della catena di fornitura. La regionalizzazione del Tier 2

Poiché l’aumento dei prezzi del carburante aumenta i costi di trasporto, la decentralizzazione delle catene di fornitura offre l’opportunità di ridurre i costi di distribuzione, riducendo al contempo i rischi nelle catene di fornitura globali.

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Andrea Filippinihttps://managementcue.it
Studente di Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Milano. Specializzando in sistemi di produzione avanzata con particolare attenzione alla produzione FMS (Flexible Manufacturing Systems). Ho sempre avuto forte interesse per la cultura aziendale ponendo l'attenzione sull'ottimizzazione della produzione a la riconfigurazione di processo all'interno della filiera manifatturiera. Lavoro con il team di ManagementCue per produrre articoli formativi e con una visione critica sugli aspetti di gestione e strategia aziendale.