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Birra: perdite per circa 1 miliardo negli USA

Industria della Birra. Fonte: il Sole 24 Ore
Industria della Birra. Fonte: il Sole 24 Ore

Più di un milione di barili di birra sono fermi in stadi, bar e ristoranti. Tutti posti ormai vuoti negli Stati Uniti a causa del Coronavirus, con perdite stimate attorno al miliardo di dollari.

Questo è quanto riportano tutti i principali organi di informazione statunitensi. A circa due mesi dalla chiusura nel mondo, chi prima, chi dopo, di tutti i principali luoghi di “assembramento” e di consumo di birra, le grandi industrie americane di produzione di birra, iniziano a risentire del tonfo del mercato. Lockdown e conseguente consumo ridotto di birra, diminuisce la produzione e diminuisce la vendita di quella già sul mercato.

Con eventi importanti, come il giorno di San Patrizio, cancellati a causa del Coronavirus, la birra si è “sprecata” dietro le porte chiuse di tutti i normali luoghi di consumo. Come ci ricordano gli esperti interrogati al Wall Street Journal, una birra alla spina rimane “fresca” da due a sei mesi e, in queste condizioni, non si conosce ancora bene quando avverrà la riapertura di questi luoghi. Dunque, quanto tempo rimarrà la birra nei fusti di tutti gli stadi?

Craig Purser, amministratore delegato della National Beer Wholesalers Association (NBWA), in un’intervista, ha affermato che: “This was the absolute worst time for this to happen for draft beer”, ovvero, “Questo è stato il momento peggiore in assoluto perché ciò accadesse per la birra alla spina”, poichè, continua, “Non abbiamo mai visto un’interruzione come questa, in cui tutto rimane immobilizzato in questi posti”.

Le vendite di birra sono aumentate dell’11,6% nella settimana terminata l’11 aprile, secondo i dati Nielsen, poiché i consumatori bevono di più a casa. Ma il picco non giova tanto ai birrai artigianali perché fanno affidamento sulle vendite in ristoranti e bar. Lo spostamento delle tendenze di consumo sta portando a fusti scaduti per molti produttori di birra artigianale anche.

Birra: cosa fare con quella in eccesso?

Molte industrie stanno lottando con dilemmi simili su cosa fare con la loro birra, vittima dell’offerta in eccesso attuale, mentre l’economia globale si ritira e un virus mortale infuria in tutto il mondo. Un mondo dove le navi da crociera sono bloccate in mare senza passeggeri e gli aerei sono bloccati negli hangar di tutto il mondo.

Il virus è stato particolarmente dirompente per i produttori di cibi e bevande che hanno lottato per reindirizzare la catena di approvvigionamento alimentare tentacolare della nazione per far fronte a un’impennata della domanda causata dalla pandemia. La chiusura di ristoranti, uffici e scuole negli Stati Uniti ha lasciato ai produttori enormi quantità di verdure e carne da smaltire perché quei prodotti non possono essere facilmente reindirizzati ai negozi al dettaglio. Come in Italia, anche negli USA, centinaia di acri di verdura sono abbandonati e non possono essere coltivati o sfruttati dai proprietari.

Attrezzi industria birra.  Fonte: GEA.com
Attrezzatura per l’industria della Birra. Fonte: GEA.com

Molti produttori di birra, insieme ai produttori del packaging “barile” stanno rilanciando nuove mosse per contenere i danni. Riprendere quanto meno i contenitori, i fusti e riciclarli. Ognuno di essi ha un valore stimato compreso tra i $ 100 e i $ 120 ciascuno.

Nel caso in cui la birra scada, il proprietario dell’industria Boston Beer ha in programma di continuare il suo piano per la realizzazione di etanolo. Il fondatore e presidente della compagnia Jim Koch ha dichiarato su “The Exchange” della CNBC venerdì che distillerà la birra restituita in etanolo, in modo che possa essere miscelata con benzina. La società, il secondo più grande produttore di birra artigianale della nazione, secondo la Brewers Association, ha riciclato birra stantia come questa per decenni per garantire la freschezza, ma ultimamente ha aumentato il volume.

C’è anche chi, come il distillatore, The Better Man Distilling Co., sta usando la birra per produrre disinfettante.

Dogfish Head produce da 200 a 400 litri di disinfettante per le mani al giorno e sta donando tutti i profitti per aiutare i lavoratori della ristorazione. Il suo stato d’origine del Delaware è il suo cliente numero uno, secondo Sam Calagione, fondatore e presidente di Dogfish Head.

In questi casi, vediamo come l’ingegno e la voglia di tornare sul mercato siano vivi nella testa degli imprenditori. In questi periodi ci sta tanto da imparare. Questa industria sta attraversando un bruttissimo periodo, ma ogni azienda sta facendo del suo meglio per “reinventarsi”. Si tornerà a bere birra nei pub, negli stadi, ma nel frattempo c’è da trovare una soluzione nel breve-medio periodo e la direzione sembra già in dirittura d’arrivo.

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Luca Galianohttps://managementcue.it
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