ULTIM’ORA, Vietato indossare jeans a lavoro: se ti becca il tuo capo ti licenzia per GIUSTA CAUSA | Adesso guardano pure come ti vesti

Uomo che indossa Jeans

Jeans (PIXABAY FOTO) - www.managementcue.it

Un dettaglio nel tuo abbigliamento potrebbe costarti il posto di lavoro: ecco cosa succede e perché alcuni datori di lavoro sono inflessibili.

L’ambiente di lavoro sta cambiando rapidamente e con esso anche le regole sul comportamento e sull’abbigliamento dei dipendenti. Sempre più aziende stanno adottando codici di abbigliamento rigorosi, imponendo regole precise su cosa si può o non si può indossare. Se un tempo l’importante era solo la professionalità, oggi anche il modo in cui ci si veste può fare la differenza.

Molte persone sottovalutano l’impatto che l’abbigliamento ha sulla percezione che colleghi e superiori hanno di loro: vestirsi in modo adeguato non è solo una questione estetica, ma anche di rispetto per l’ambiente lavorativo e per il ruolo che si ricopre. Alcuni capi d’abbigliamento, ritenuti informali o poco professionali, stanno diventando sempre più oggetto di restrizioni da parte delle aziende.

Alcuni datori di lavoro stanno ponendo attenzione su dettagli che fino a poco tempo fa sembravano irrilevanti; oltre all’abbigliamento, persino il linguaggio del corpo viene analizzato: gesti apparentemente innocui possono essere fraintesi e influenzare il giudizio dei superiori.

L’attenzione all’abbigliamento e al comportamento è sempre più diffusa in diversi settori, specialmente in quelli dove l’immagine aziendale gioca un ruolo fondamentale. Ma fino a che punto è lecito imporre regole così rigide?

Jeans vietati in ufficio? Ecco perché alcuni datori di lavoro sono inflessibili

Tra gli indumenti più discussi ci sono proprio i jeans, un capo iconico ma spesso considerato poco professionale. Se in alcune aziende il casual Friday permette di indossarli senza problemi, in altre realtà il divieto è assoluto.

Oltre ai jeans anche altri dettagli dell’abbigliamento possono fare la differenza: scarpe da ginnastica, felpe con cappuccio e persino il modo in cui si tengono le mani durante una conversazione possono influenzare l’opinione del capo. Secondo esperti di linguaggio del corpo, tenere le mani in tasca ad esempio può essere interpretato come un segnale di chiusura o insicurezza, elementi che in un contesto professionale potrebbero penalizzare un dipendente.

Jeans e Converse
Jeans (PIXABAY FOTO) – www.managementcue.it

Attenzione ai dettagli: il linguaggio del corpo conta quanto l’abbigliamento

Non è solo una questione di vestiti: anche il modo in cui ci si comporta può essere determinante; un dipendente che assume posture sbagliate o usa gesti poco appropriati potrebbe essere percepito come svogliato o poco rispettoso. Per questo motivo, alcuni datori di lavoro stanno adottando vere e proprie sessioni di formazione per insegnare ai propri dipendenti l’importanza del linguaggio del corpo.

Se un tempo bastava rispettare le regole di base dell’azienda, oggi è fondamentale prestare attenzione a molti più dettagli, dall’abbigliamento alla postura. La domanda che molti si pongono è: fino a che punto queste regole sono giustificate?  Addirittura all’estero – nei Paesi asiatici in primis, soprattutto in Cina – tenere le mani in tasca non è un gesto così innocuo come può sembrare. Inoltre in Turchia addirittura questa abitudine può addirittura portare al licenziamento per giusta causa: qui non è quindi vietato indossare i jeans, ma indossarli – oppure indossare qualsiasi altro pantalone con tasche – e tenere le mani in tasca sul posto di lavoro.