DHL, Amazon, BRT: le inchieste sullo sfruttamento colpiscono tutti
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Lavoro in un'azienda logistica (StockCake foto)
I colossi della grande logistica coinvolti in un’inchiesta della Procura di Milano. Nel mirino c’è il tema dello sfruttamento dei lavoratori
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, a partire dal 2021 la Procura di Milano ha operato mediante l’apertura di inchieste volte a denunciare lo sfruttamento strutturale nei confronti dei lavoratori dipendenti per le aziende della logistica, includendo le più importanti e diffuse a livello nazionale.
Se è vero che questo settore economico ha subito una crescita esponenziale nel corso delle ultime annate, è altrettanto vero che lavoratori e lavoratrici impiegati non hanno perso occasione di manifestare il proprio malcontento relativamente al non proprio appagante rispetto manifestato nei confronti dei loro diritti.
Stiamo parlando di oltre 1,5 milioni di lavoratori, impiegati in più di 100.ooo imprese logistiche operanti nell’intero territorio italiano, il cui fatturato totale si attesta sui 110 miliardi di euro annui. E sono proprio queste aziende a garantire la circolazione di un imprecisato numero di spedizioni e pacchi direttamente verso la porta di casa dei consumatori giornalmente.
Ma stando alle informazioni diffuse direttamente dalla Procura di Milano, i casi di sfruttamento dei lavoratori vengono manifestati già a partire dalle cooperative, dove il pagamento degli stipendi avviene mediante indennità di trasferta e i cui responsabili, spesso, non restano propriamente in prima fila per andare incontro alle necessità dei lavoratori.
Cosa troverai in questo articolo:
I casi di sfruttamento
La catena degli appalti interna alle principali aziende logistiche sfrutta il fatto che i lavoratori siano, per la stragrande maggioranza, persone che si trovano in situazioni di difficoltà economica e che hanno estrema necessità di guadagnare qualche soldo. Se mettiamo in conto che molti di questi potrebbero essere immigrati, in cerca di una professione che possa garantirgli una serenità economica a qualsiasi condizione, appare lampante come, spesso, stabilire turni e ritmi lavorativi a dir poco estenuanti non rappresenti un ostacolo chissà quanto inarginabile.
Ma i casi evidenziati dalla Procura, sorprendentemente, si sono rivelati essere molti più del previsto, costringendo gli investigatori ad adottare un metodo tanto esclusivo, quanto efficace, cominciando la loro attività inquisitiva a partire dai piani alti, andando a scoprire chi erano i beneficiari primari che traevano vantaggio dallo sfruttamento dei professionisti. Sono state addirittura 13 le inchieste aperte dalla Procura di Milano.
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Le accuse
L’imputazione sollevata riguarda espressamente “gravi condotte che agevolano lo sfruttamento dei lavoratori e che determinano concorrenza sleale“. Inoltre, le minori tutele garantite ai professionisti sono direttamente correlate anche ad una più scarsa sicurezza nell’ambito lavorativo. Anche i contratti e i relativi licenziamenti hanno ricevuto un’attenzione sempre più al ribasso, considerando anche che questa incombenza veniva relegata esclusivamente alle cooperative.
Non sono pochi i casi manifestati di lavoratori che hanno ricevuto il messaggio di cessato rapporto lavorativo su WhatsApp o tramite mail. Ma questo è stato possibile perché le istituzioni non hanno chissà quale possibilità di entrare in contatto con le grandi aziende, che sviano ogni possibilità d’incontro con le stesse nell’ambito dei tavoli di crisi, che dovrebbero servire a discutere le problematiche e raggiungere delle concrete soluzioni.